Lo Sbadiglio speciale 25 Novembre – Non servirà a niente questa giornata se non smetteremo di processare le vittime invece dei carnefici

L’emblema dello stato di arretratezza culturale che caratterizza il rapporto fra l’uomo e la donna e quello fra vittima e carnefice in Italia sono quelle 250 domande che la difesa dei due carabinieri ha rivolto alle due ragazze americane durante l’incidente probatorio.

Oggi celebriamo la giornata internazionale contro la Violenza sulle Donne, ed è importante che ci sia un segnale forte.

Ma questa celebrazione non servirà a niente. Niente. Niente se ci saranno ancora avvocati della difesa che adotteranno la linea dello screditamento della vittima per dimostrare che in qualche modo il carnefice è stato indotto e provocato.

Non servirà a niente se ogni volta le vittime saranno violentate di nuovo da chi vuole scavare nella loro anima per distruggerne l’integrità morale.

Non servirà a niente se non si cercherà viceversa di capire che cosa spinge un uomo ad abusare di una donna. Se non si va alla radice di questo problema.

Leggo dibattiti infiniti su vestiti, gonne, tacchi, orari, locali. Radiografie della potenziale provocatrice che si susseguono. Non leggo mai di stalking, ossessioni, gelosia, morbosità, possesso, aberrazione.

Non servirà a niente questa giornata se non sposteremo il baricentro del problema sui carnefici, e la loro ossessione, la loro violenza, la loro condizione umana.

Questo perché è fondamentale portare consapevolezze nuove attorno a questo fenomeno drammatico in Italia. Bisogna dare speranza nuova sulle nuove generazioni. Ho visto attenzione nelle scuole.

Ho visto che i nostri ragazzi hanno iniziato un percorso nuovo. Serve però che a tutto tondo ci sia coerenza nell’approccio al fenomeno. Educare al rispetto della donna. Partendo dalle scuole. Si

Ma anche dalle famiglie.

Usare i media e soprattutto i social media per creare questa cultura in modo da raggiungere il numero più grande di persone.

Ma soprattutto dare anche rispetto alla donna. Come? Facendo cultura prima di tutto. In qualsiasi modo. Cultura del rispetto. Cultura della libertà di espressione. Nel vestire. Nel modo di essere. Cultura di libertà di volare. Di essere libere. Far capire che amare vuol dire liberare, non possedere e incatenare.

Rispetto anche nell’aiutare le donne. Creando per esempio percorsi più facili per le denunce rafforzando le questure e i commissariati con personale specializzato. Attivare nuovi protocolli di azione e nuove deleghe che possano dare strumenti nuovi per agire sin dalle prime denunce.

Attivare la pratica del whistleblowing anche per denunciare le molestie sessuali non solo per le condotte non conformi sotto il profilo procedurale, nelle aziende e nelle amministrazioni pubbliche.

Insomma non mi dilungo su questo. Ci siamo capiti.

Infine penso che serva soprattuto metterci più cuore. Tutti. Lo stesso cuore che oggi mettiamo al servizio di questa giornata, serve che lo mettiamo tutti i giorni al servizio di questo problema grave.

Perché agire col cuore è ben altra cosa. Se gli avvocati della difesa di quei due carabinieri avessero agito col cuore, quelle 250 domande così distruttive della dignità delle vittime, non le avrebbero mai fatte. Ne sono certo.

Dedicato a tutte le donne.

Ed a chi ci mette il cuore.

Lo Sbadiglio – Solidarietà a Francesca Barra insultata sul WEB

barraAl fianco di Francesca Barra, Giornalista e scrittrice, insultata ripetutamente sul WEB per la sua relazione con Claudio Santamaria. Insulti pesanti, inaccettabili, che hanno coinvolto anche la sfera familiare, i figli, con ripetuti auguri di morte.  Al suo fianco senza se e senza ma, contro chi non porta rispetto per l’essere umano, per la donna, per la libertà di essere. Condanno duramente come del resto da tempo, qualsiasi comportamento di natura sessista, volto a offendere, insultare, prevaricare, violentare le donne e la loro libertà, comprese le offese verbali, le illazioni e qualsiasi intromissione gratuita nella vita privata delle persone. Il web è solo uno strumento attraverso il quale veicoliamo parte della nostra vita, ed in nessun modo può essere mai considerato un alibi per nascondersi e per destinare le proprie frustrazioni, ossessioni, depravazioni. Ed in tal senso ciò che avviene qui deve avere la stessa valenza della vita materiale, le stesse regole, le stesse responsabilità, e conseguentemente qualsiasi comportamento che violi queste regole deve essere sanzionato alla stessa stregua. Non si può più transigere. Non si può più aspettare. Sta allo Stato intervenire. Ma sta anche ad ognuno di noi farsi parte diligente per segnalare qualsiasi abuso e offesa venga intercettata. Condivido ogni parola di Francesca di questo post allegato e di tutti i post che ha scritto da quando ha denunciato questi fatti così gravi. Ed auspico che vengano presi provvedimenti esemplari per tutti coloro che vengono individuati quali responsabili di questi comportamenti inaccettabili per il rispetto dell’essere umano.

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Lo Sbadiglio – La violenza sulle donne non si può giustificare

taccoTraggo spunto da una campagna statunitense anti-stupro voluta da Obama nel 2014, che rivolta il paradigma e con una serie di spot a volte anche esilaranti cerca di sollevare l’attenzione proprio sul tema centrale: quello della donna provocatrice. Tema che spesso ha portato qualcuno a sentirsi in dovere di “giustificare” gli atti criminali singoli o in gruppo di esseri inumani solo perchè la vittima veniva giudicata con abbigliamenti poco idonei o provocanti. Questo tema è radicato, ed è nella cultura di noi maschi. Ed è proprio questo che dobbiamo scardinare. Tacco 12, scollature, gonne corte, non possono essere considerate provocazioni a sfondo sessuale da parte delle donne, o segno di disponibilità o leggerezza.

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Lo Sbadiglio – Dottoressa violentata a Catania: i presidi medici sono missioni di frontiera

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Diventare medici è una missione. Non lo si diventa per scelta ma per vocazione. Quella di aiutare il prossimo, di mettersi a disposizione della comunità. Di salvare vite. Di farlo con uno spirito di abnegazione che spesso travalica l’immaginabile. E se la comunità a cui appartieni non ti protegge è davvero triste. Venire violentate sul proprio posto di lavoro, nello svolgimento di questa missione, sequestrata per ore, sentendosi soli è terribile. Come sempre siamo nell’alveo del dopo, del tardi, del troppo tardi. Ordine dei medici che denuncia la pericolosità e l’esposizione al rischio dei presidi ospedalieri notturni, e niente accade, come sempre. Indignazione del Ministro della Sanità? Troppo tardi Ministro Lorenzin. Misure drastiche? Certo, ora che il caso è successo. Come sempre la politica dei proclami ci rassicura. Peccato che siamo a fine mandato, ed in cinque anni forse il tempo per “fare” qualcosa per risolvere questa situazione grave ci sono stati. Forse è proprio il fine mandato che spinge ai proclami, quale campagna elettorale già in atto. Io penso alle tante ragazze che percorrono il corso di studi e si stanno laureando in medicina, con quella passione e vocazione, e che leggono di questi fatti così gravi e terribili. E penso anche a tutti i ragazzi, perchè le aggressioni non avvengono solo per stupro, ma anche per violenza gratuira nei confrondi di uomini in servizio. Non possiamo per qualsiasi cosa riguardi la sicurezza delle persone aspettare sempre il “casus belli” per agire. La società è cambiata. Dobbiamo prenderne atto. I tempi per prendere decisioni strutturali a tutela dei presidi medici notturni devono essere più rapidi. E qui non si tratta parole, ma di fatti concreti che devono trovare applicazione immediata.

Fonte : La Repubblica QUI

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