Ciao Gigi. Grazie. A nome dello sport del Calcio.

Oggi c’è un Campione con la C maiuscola che lascia il calcio. Uno degli ultimi Campioni veri del calcio italiano. Si chiama Gianluigi Buffon. È un portiere. Come lo sono stato io. E dopo Dino Zoff, lui per me è stato per lo sport del Calcio, il mio idolo. E non me ne frega niente delle vostre detrazioni moralistiche su “ chi è veramente”. Delle vostre accuse sulla sua vita privata,sui suoi affari, sulle sue reazioni di fronte alla sconfitta in Champions League. Gianluigi è un campione vero. Di quelli che si contano sulle dita di due mani al massimo. Oggi. Lascia un’eredità valoriale per chi capisce di calcio, di spogliatoio, di esempio sportivo come poche. Allora voglio salutarlo con un grande inchino, come di fronte al più grande spettacolo della vita sportiva. Perché lo sport è diverso dal circo del calcio. Quello è il vero problema. Ma lo sport del calcio si incarna in uno sportivo vero come Gianluigi. Uno dei portieri più grandi di tutti i tempi. Per capacità. Per intuito. Per direzione della difesa. Per senso dello spogliatoio. Uno sportivo che ha fatto la differenza. E fare la differenza, non è per tutti. In ogni ambito della propria vita. Onore a Buffon. Onore al calcio. Quello giocato, vissuto, permeato nel DNA. Qiello che ti fa incazzare come un bufalo, dove ci metti tutto il cuore. E dove c’è il cuore, c’è tutta la vita. Quella vera.

Contro-tendenza#

Lo Sbadiglio – La Nazionale di Calcio Femminile dovrebbe essere seguita sempre non come seconda scelta

Non farò moralismo o retorica. Sia chiaro. Che sia uno sport meno seguito è palese. Lo è sempre stato. Discriminato come tanti sport femminili, fuori dai riflettori, relegato alle pagine finali dei giornali sportivi, alle reti minori, e così via. Poco amato anche dal Sig. Tavecchio, autore di commenti che forse ci siamo dimenticati, ma che erano inaccettabili, e che già dall’epoca forse dovevano far riflettere sull’opportunità che lui fosse la persona giusta nella sedia giusta. Ma che il Calcio Femminile, e la Nazionale, in corsa anch’essa per il mondiale di Francia 2019, venga citata ora – e non solo sui social – come alternativa possibile al sogno infranto da quella maschile, mi sembra davvero fuori luogo.

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Lo Sbadiglio – Curva Sud: Anna Frank simbolo della speranza. Ma lo sport dove è finito?

homelessQuesti gli striscioni che vorrei vedere negli stadi. Quelli dello sport e della solidarietà. Basta con questi attcchi antisemiti spacciati per “goliardia”. Troppo spesso viene usata come giustificativo per le apologie del fascismo, nazismo e antisemitismo. Anna Frank è stata simbolo dei sogni, del riscatto e della speranza, morta di Nazifascismo, ed è nei cuori di tanti ragazzi. Lo sport deve incarnare altri valori. Ne parlo spesso. Scommesse, violenza, business esagerati, insieme a modelli e stili di vita discutibili. Attorno al calcio si è creata ormai un’industria che poco rappresenta i valori più alti dello sport vero. Almeno in quello di serie A.

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