Alla fine vinceranno i valori

Alla fine vinceranno i valori. Credetemi. Quando il frastuono vuoto della propaganda cesserà, anche chi ha creduto nel cambiamento promesso dai propagandisti seriali, rivedrà le sue posizioni. Perché alla fine contano sempre i fatti. Quelli concreti. Ciò che conta oggi è su quei valori costruire un presupposto credibile di governabilità democratica. E farsi trovare pronti. Perché oggi, la polvere ed il frastuono stanno solo creando una grande opportunità. Ed è per la ricostruzione della democrazia reale un momento delicato. Serve compattezza di intenti e basi solide su cui costruire. C’è un NOI che manca oggi. Oggi c’è solo un LORO. Ed il loro non ha mai portato a niente. Vedo poca gente che si sta rimboccando le maniche. E tanta gente che aspetta la manna dal cielo di questo nuovo governo fantasma. Quel “noi” è fatto di attenzione a ciò che più conta: la vita di tutti i giorni, i problemi reali della gente, il divario sociale, le iniquità fiscali e contrattuali. Sbarcare il lunario sta diventando sempre di più la normalità ed e qui che bisogna capire meglio quali politiche economiche mettere in piedi. Ma niente si fa da solo. Serve unità. Programmazione e, soprattutto voglia di mettersi in gioco. Sostenuti dalla verità. Dai numeri. Dai fatti. Contro la becera rappresentazione sociale che ci viene proposta oggi. C’è spazio per tutti secondo me per emergere politicamente e mettersi in gioco. Senza aspettare il leader carismatico di turno. Essendo leader di noi stessi. Utopie le mie? Per niente. Segnate questo post. Ne riparleremo

La dura vita da Blogger

O pseudo blogger che dir si voglia. Soprattutto per chi non è un giornalista, opinionista che va in TV, un non professionista della parola insomma. Chi ha qualcosa da dire. Chi produce contenuti autografi per passione, per dedizione, per inclinazione o per vocazione ma non è ufficialmente riconosciuto da una etichetta formale, adottato da una testata giornalistica qualsivoglia, beh fa fatica oggi ad emergere. Lo dico per esperienza personale. Un problema di contenuti? Può essere. Un tema di engagement? In parte. Forse la combinazione delle due cose. Ma soprattutto l’incapacità ormai del lettore medio di approfondire i contenuti. Soffermarsi a leggere sino in fondo un contenuto è il vero problema dei social, e del web in genere. Ci si ferma ai titoli, alle parole di accompagnamento ai post, e raramente si va oltre le prime dieci righe del contenuto. E non è sufficiente lo studio delle tecniche di comunicazione che io regolarmente faccio, lavorando sui titoli, sulle immagini e sulla redazione del contenuto. È proprio il male social di questi ultimi anni. Siamo all’”ALL YOU CAN EAT” della cultura, dove poco conta talvolta che cosa c’è scritto veramente. Se a questo si aggiunge il fatto che non sei un “nome” conosciuto, la sfida diventa importante. Perché spesso, se hai un nome, e pubblichi spazzatura, riesci a farla girare esponenzialmente lo stesso. In una totale assenza di spirito critico, sempre e comunque. Anche su chi seguiamo da tempo. E ne condividiamo di massima il pensiero. A tutto questo poco aiutano le campagne a pagamento, le targetizzazioni, indicizzazioni o sponsorizzazioni sulle varie piattaforme. Raccattano like o proseliti “one shot” non fidelizzando. Se poi hai deciso di non seguire i trend, non usare gli hashtag, e rompere le regole di questo meccanismo ormai consolidato di network autoreferenziale supportivo che è diventato il mondo dei social, diventa ancora più difficile. Ma come sempre, ciò che conta è crederci. Curare sempre i contenuti, perseverare nelle proprie idee, ed andare avanti. Perché alla fine, sono certo, il consenso vero, quello che farà la differenza, arriverà. Soprattutto se scrivi col cuore, ispirandoti al paradigma della verità, e utilizzando uno stile personale. Ovviamente con contenuti di spessore.

Contro-tendenza#

Il giornalismo indipendente è morto

In tutto questo bailamme mi preoccupa molto il giornalismo e l’informazione mediatica, con la costante crescita di disinformazione. E non parlo di Fake News.

Parlo di due fenomeni principali a cui assisto:

– Il primo si chiama superficialità. Non è più il fatto che, verificato, diventa notizia, ma la notizia che, se di trend, rischia di diventare un fatto.

– Il secondo si chiama indipendenza di pensiero. Ferme le “Testate” lobbizzate assisto sempre di più ad un moltiplicarsi di giornalisti palesemente schierati politicamente, che non mantengono indipendenza critica di pensiero. Ognuno certo ha il suo orientamento politico, ma quando questo trascende nella professione, in particolare quella di giornalista, e ne orienta totalmente le opinioni, credo che sia controproducente.

Per questo si fa sempre più fatica a potersi affidare alle opinioni mediatiche, salvo rarissime eccezioni. E forse è per questo che nelle classifiche sulla libertà di stampa, l’Italia è sempre ultima.

Le testate le fanno i giornalisti. Non dimentichiamo. Ed il coraggio di esprimere liberamente ed incondizionatamente le proprie opinioni deve essere considerato, ancora, un grande valore di libertà. E mi chiedo quanto coraggio sia rimasto in giro.

Contro-tendenza#

Oggi conta essere, non apparire

Sempre di più. Essere se stessi. Essere veri. Nella vita, sul lavoro, nel web. Apparire è sempre meno “appealing”. Lo show business ha iniziato già da tempo ad accorgersene. I cosiddetti “VIP”, ammesso che ancora ne esistano, sono sempre più raggiungibili, normali, che raccontano se stessi, le loro debolezze le loro esistenze. Veri. Ed hanno molto più riscontro. Il consenso che uccide inesorabilmente il successo. E’ un cambio di paradigma epocale. Apparire è riflesso dello specchio sociale, che spesso non riflette la verità del percepito. Quindi partire e ripartire da se stessi. Senza subire condizionamenti da quello specchio sociale. Siamo testimoni di un tempo che necessita di persone che si mettono in gioco. Che non è da tutti, e non è per tutti. Non lo è per chi non è abituato ad essere più convinto che convincente. Lo dimostrano trasmissioni come il Grande Fratello Vip che ha drammaticamente messo in evidenza come la normalità applicata a personaggi nati, cresciuti e diventati famosi nel classico percorso dello “show business” possa essere così difficile da essere resa pubblica e non “ressa” pubblica come è stata, passatemi il gioco di parole. Lo show business ed in generale i personaggi pubblici quindi sono diventati molto più raggiungibili. Più persone che personaggi. Più attenti alle cause importanti di cui sono spesso testimoni. Ma il paradigma è valido per tutti noi. Nella vita di tutti i giorni. Quell’ “essere” che diventa soprattutto esserci. Solidarietà, cause sociali, impegno civile, sono queste le grandi soddisfazioni che il nostro tempo ci regala se abbiamo voglia di spenderci. Di contribuire al miglioramento del mondo che ci circonda. Ed anche le Aziende hanno imparato ad esserci. Commercio etico, sostegno alle iniziative solidali, welfare nei confronti dei dipendenti, temi che un tempo erano lontanissimi dalla creazione del valore economico. Ecco. Oggi prevale in generale la creazione del “valore” in quanto tale. Essere vuol dire fare parte della catena del valore che ci protegge, e può creare quella rete di sostenibilità che l’economia reale non ha saputo finora costruire, per effetto dello sbilanciamento verso la creazione di valore finanziario e non economico-sociale. Essere veri e quindi costa la moneta che si chiama coerenza, e ripaga in controvalore doppio che si chiama credibilità e consenso, che spesso ripaga molto di più della moneta “finanziaria” che si chiama “successo”.

Contro-tendenza#

Contro-tendenza# : Il senso del “Noi”

Sono sempre stato un po’ Contro-tendenza#.

Quella sana ribellione al conformismo. Ed è di conformismo che vi parlo. Di anti-conformismo per l’esattezza.

Quello che oggi sta accadendo sui social, è allarmante.

Ormai la fanno da padrone i Trend Topic ed i professionisti della targetizzazione, oltre agli influencer di professione.

Oltre ai media mainstream che sono sempre più alla ricerca del “click baiting” con titoli sempre più sensazionalistici, fuorvianti ed acchiappa likes. Lascio fuori la spazzatura del web che vive di vita propria, ma che ormai abbiamo (diciamo) imparato a riconoscere.

Metto dentro il frullatore degli algoritmi, della profilazione e chi più ne ha più ne metta.

Ecco la mia iniziativa si inserisce esattamente in questo contesto. Per voler provare a contrastare questo fenomeno e cercare di ridare voce e consenso prima di tutto ai nostri contenuti autografi, fra i quali ci sono tantissime penne interessanti, emozioni, conoscenza e bellezza. Da condividere e valorizzare.

Poi alle informazioni veramente utili alla comunità, che parlino della nostra vita, delle nostre bellezze, passioni, arte, cultura, professioni, lavoro. Le cose vere della nostra vita, che oggi sono intossicate da uno stile social inquinato dalle “toxic trend” come le chiamo io.

Se siete d’accordo con questa mia visione allora potete aderire alla mia iniziativa, liberamente, dando il vostro contributo con piccole e semplici regole che ci possano contraddistinguere.

Leggete i dettagli sulla mia pagina neo nata.

È un’iniziativa per tutti noi.

Vi aspetto per tutti i chiarimenti su questo post.

Contro-tendenza# non è una moda. È uno stile di vita social

Contro-tendenza# il mio “non-hashtag” lanciato qualche giorno fa, non è per niente una nuova moda di navigare sui social. E’ bensì uno stile di vita. Ciò che vorrei portare è una rivoluzione nel nostro modo di relazionarci per riappropriarci dei nostri contenuti, di ciò che realmente vogliamo condividere, ed abbandonare il flusso mainstream dei “trend topic” , o “toxic trend” come li chiamo io, che ci sta portando a ricercare il consenso solo ed esclusivamente seguendoli, e snaturando ciò che realmente vorremmo proporre. Soprattutto su Twitter, ma anche su Facebook ed i suoi benedetti algoritmi, siamo sempre di più soggetti passivi che subiscono l’influenza di questo o quel programma televisivo, di questa o quella testata giornalistica, o dei cosiddetti “influencer” che da un lato seguono uno spietato programma di marketing, e dall’altra, potendo contare su un numero impressionante di followers, la fanno da padrone. Dobbiamo uscire da questo stato di osmosi inversa, che porta da un lato a non consentirci di crescere esponenzialmente nei contatti, e dall’altro a viziare la nostra libertà di espressione. Ciò che vorrei tentare, è di coinvolgervi in una iniziativa che possa dare di nuovo voce ai contenuti di qualità, che spesso vengono lasciati fermi al palo in quanto non mainstream dei trend, o da noi stessi ignorati perchè intossicati dalla ricerca di visibilità. Visibilità spesso poco produttiva, che regala condivisioni sterili, non durature nel tempo, e senza aumento del consenso in termini di contatti. Per seguire l’iniziativa bastano poche regole, ma fondamentali:

  1. prima di postare un contenuto in tendenza chiedetevi: ma a me questa notizia interessa veramente? Perchè la sto postando? Voglio davvero condividerla o voglio soltanto seguire il trend per acquisire consenso in termini di like o retwit? Voglio realmente parlare di questo tema, o lo sto facendo per cercare semplicemente di far condividere ciò che penso? Ma è esattamente ciò che penso?
  2. se le risposte che vi date sono negative, allora scegliete una notizia che realmente vi interessi, postate un vostro contenuto che rispecchi ciò che realmente vorreste comunicare, date voce ad un contenuto importante, non in tendenza, che sia da far conoscere, in cui credete
  3. se vi va distinguetevi mettendo alla fine la parola “Contro-tendenza#” così come l’ho pensata, e capirò che anche voi volete riprendervi la vostra voce

Sono certo che solo così potremo riqualificare un mondo social che sta scontando un appiattimento progressivo invertendo il paradigma di servizio: sono i social che devono essere a nostra disposizione, e non noi a disposizione dei loro profitti ed interessi. Certo, non dobbiamo pretendere che chi usa i social per professione non continui a farlo, ma in una percentuale fatto cento di ciò che viene condiviso, vorrei che almeno il 40% potessero essere contenuti autoctoni, veri, interessanti, utili e condivisibili. I nostri contenuti appunto. Allora vi aspetto. Taggatemi nei vostri post od usate il non hashtag “Contro-tendenza#”. Vi sentirete più liberi. Credetemi.

Lo Sbadiglio – Che cosa vuol dire “Contro-tendenza#” la mia nuova iniziativa

E’ da qualche giorno che ho lanciato la mia nuova iniziativa che ho denominato “Contro-tendenza#” (leggi anche “Contro-tendenza: basta con le “Trending topics”) . Il logo è già esplicativo: una parola con l’hashtag alla fine. Un non-hashtag per simboleggiare proprio una rivoluzione silenziosa contro i cosiddetti “trend” che stanno drogando i nostri social, e ci trascinano nella scia del consenso fine a se stesso. Spiego meglio. La volontà è ridare forza ai contenuti di spessore, alle  notizie che contano,  sulle nostre bacheche, sulle nostre TL, e fare di nuovo un salto di paradigma.

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Lo Sbadiglio – Contro-tendenza: basta con le “trending topics”

Ormai è diventata una sfida. Contro Tendenza è d’obbligo. Sui social gli hashtag sono il pane quotidiano dell’orientamento del consenso, e questo osservo da un po di tempo sta diventando preoccupante. Su twitter specialmente, se non metti un hashtag in tendenza, difficilmente ciò che scrivi verrà diffuso. Per contro, si vive sempre di più seguendo le tendenze, per catturare consenso, likes, RT, insomma chi più ne ha più ne metta.

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Lo Sbadiglio – Fedez, Chiara, Leo ed i moralizzatori seriali

Apro e chiudo un dibattito che dibattito non dovrebbe essere, ma ho visto la discesa in campo dei moralizzatori seriali, del popolo della “famiglia buona”, non necessariamente “buona famiglia”, di cui vorrei vedere le chat in whatsapp, i prelevamenti cash per pagare gli alberghi o le escort o i gigolò, capire quante volte hanno insultato la moglie o viceversa quante volte hanno vessato il marito, o vedere l’abbonamento su You Porn aperto sotto celate spoglie, e così via insomma.

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Lo Sbadiglio della Domenica – Nell’era del Web il rapporto Genitori-Figli ancora è da consolidare

Di Roberto Furesi

Qualche anno fa, mi occupai di questo argomento, e scrissi un approfondimento su come la relazione fra genitori e figli in ambito web fosse da costruire.

Oggi la situazione è migliorata, ma quello stesso rapporto, che ha ancora tanta strada da fare, è’ sicuramente da consolidare.

Partendo dalla domanda che feci allora, e che è ancora molto attuale:

come possiamo entrare in contatto con il mondo dei nostri figli, essere partecipi della loro vita Web, senza essere invadenti, retrogradi o tantomeno costrittivi, e quindi fuori luogo?

I nostri figli sono nativi dell’era digitale, è un dato di fatto che dobbiamo accettare, ed è forse il dato di fatto più ostico da comprendere quando, come genitori, ci confrontiamo con la realtà del Web, dei rischi ad esso connessi e delle difficoltà che spesso incontriamo, nel poter capire i rischi stessi, ed i pericoli a cui i nostri figli sono esposti.

Se da un lato, come genitori abbiamo fatto passi avanti nella capacità di poter interagire con i nostri figli sui temi che riguardano il web e preciso – non perchè abbiamo aperto un account Instagram  – ma perchè abbiamo fatto percorsi di apprendimento sui rischi e le opportunità del web stesso, dall’altro, l’esposizione al rischio dei nostri figli è aumentata esponenzialmente in questi ultimi anni.

E non è migliorata la loro consapevolezza di quel rischio stesso, e delle logiche di sicurezza che ci aiutano a prevenirlo.

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