Lo Sbadiglio – Almeno Pensami: a Sanremo c’è anche Lucio

E’ un bel regalo quello che Ron ha fatto al Festival di Sanremo, ed a tutti noi. Far salire ancora Lucio sul palco, con un inedito così bello, che sarà poi parte di un tributo a Dalla da parte del suo grande amico, un album in uscita a marzo. Sono versi che raccontano inequivocabilmente come Lucio avesse oltre che la musica, la poesia dentro. Ed “Almeno Pensami”, già dal primo ascolto, fa sentire la sua delicatezza armonica, che accompagna una poesia intensa. “Almeno pensami/senza pensarci pensami/se vai lontano scrivimi/se è troppo buio chiamami/prendi il telefono parlami/io e la notte siamo qua” sono versi che connootano il valore della presenza, attraverso il racconto dell’assenza. E’ amore che parla. In effetti Lucio aveva un rapporto profondo con l’amore. Nelle sue canzoni era un tema ricorrente. E’ un amore struggente quello di questa canzone. C’è solitudine interiore e sintonia. Quella sintonia che ti fa battere il cuore e che connette le anime. “Ma come si fa /a tenere un cuore/se ho le mani sempre sporche di carbone/Son già passati mille anni/tanto è il tempo che ti guardo e non mi parli/senza lei io morirei/sempre più lontano/ma chiudo gli occhi e so sempre dove sei”.  C’è un messaggio che colgo forte in questo testo, ed è universale: almeno pensami ci racconta anche quel momento magico in cui siamo indecisi verso un nuovo amore che nasce, e la voglia di rivedere la persona che amiamo, e che magari abbiamo incontrato solo una volta, e che seguiamo da lontano con le sintonie dell’anima, ma che aspettiamo di incontare ancora, fortemente. E chiediamo alle sintonie di far si che questa persona ci pensi, almeno. Ed ecco che questo lo ritroviamo nei versi come “se stai dormeno sognami/se mi sogni io sono li/dentro di te/sempre più lontano/o dentro questa goccia che mi è caduta sulla mano”. Sento che la canzone abbia tutte le carte in regola per poter vincere questo Festival. E sarebbe un bel regalo proprio a Lucio, che quest’anno, in quel famoso 4 marzo, avrebbe compiuto 75 anni. Ciao Lucio

Lo Sbadiglio – Sanremo: caro Fiorello come te non ce n’è

Sei stato il mattatore assoluto di questa prima serata del 68° Festival di Sanremo. Il vero “Sanremo nun te temo” lo vinci tu. Caro Fiore come te non ce n’è e su questo possiamo essere tutti d’accordo. Quella strana sensazione che ci ha colto tutti quando sei entrato, che onestamente ci ha fatto sembrare che il presentatore potessi essere tu, e non lo “scaldapubblico”, come invece hai fatto. E non sei stato certo “scaldasonno” nelle tue uscite come sempre sottili ed esilaranti. Devo dire che in quanto ad energia ed adrenalina, chapeaux a Michelle Hunziker, che alla fine si è rivelata la vera conduttrice “svizzera”, precisa e puntuale, appunto. Ma tu, caro Fiore, come si usa dire “hai spakkato” il palco. E ci voleva anche il protestatore di turno ad inizio puntata, per evocare i più vicini fasti Baudiani, e per consacrarti completamente sul palco di Sanremo. Tutto in regola quindi. Cantare, suonare, improvvisare, intrattenere, condurre. Insomma meno male che Fiorello c’è. E ci lasci sempre con quella voglia di rivederti su quel palco, e penso che questa sia la tua grande forza. Sapersi dosare. Nelle apparizioni in pubblico. Grande maestro in questo è Renzo Arbore, che non ha mai sovraesposto la sua immagine, e come te, si muove fra i diversi canali fra radio e televisione. La scelta di muoverti anche e soprattutto sui social è stata secondo me vincente. Differenziare la possibilità di fruire del tuo talento, ha creato l’opportunità di scacciare le cose scontate, e mettere in luce nei diversi approcci, tutte le tue grandi qualità di intrattenitore. E dopo questa sviolinata, dovuta e non gratuita per il tuo grante talento, come tutti, ti aspettiamo ancora sul palco di Sanremo. E domani, chissà, in una vera e propria Direzione Artistica?

Lo Sbadiglio – Tutti pazzi per Sanremo

Alla fine Sanremo è Sanremo. Aveva centrato lo slogan il buon Pippo Baudo, portando con se la sigla che Pippo Caruso e Sergio Bardotti realizzarono nel 1995. Tutti a Sanremo, Vip, opinionisti, giornalisti, critici, non critici, gente comune, insieme ai più attuali Blogger, Youtuber e chi più ne ha più ne metta. Tutti. E mai come quest’anno il festival più amato dagli italiani (e non solo) arriva ad interrompere un momento drammatico di campagna elettorale fra le più brutte degli ultimi anni. Finalmente lievità. Almeno canteremo dico io. E non sentiremo il vuoto pneumatico di un certo tipo di politica priva di contenuti.

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