Alla fine vinceranno i valori

Alla fine vinceranno i valori. Credetemi. Quando il frastuono vuoto della propaganda cesserà, anche chi ha creduto nel cambiamento promesso dai propagandisti seriali, rivedrà le sue posizioni. Perché alla fine contano sempre i fatti. Quelli concreti. Ciò che conta oggi è su quei valori costruire un presupposto credibile di governabilità democratica. E farsi trovare pronti. Perché oggi, la polvere ed il frastuono stanno solo creando una grande opportunità. Ed è per la ricostruzione della democrazia reale un momento delicato. Serve compattezza di intenti e basi solide su cui costruire. C’è un NOI che manca oggi. Oggi c’è solo un LORO. Ed il loro non ha mai portato a niente. Vedo poca gente che si sta rimboccando le maniche. E tanta gente che aspetta la manna dal cielo di questo nuovo governo fantasma. Quel “noi” è fatto di attenzione a ciò che più conta: la vita di tutti i giorni, i problemi reali della gente, il divario sociale, le iniquità fiscali e contrattuali. Sbarcare il lunario sta diventando sempre di più la normalità ed e qui che bisogna capire meglio quali politiche economiche mettere in piedi. Ma niente si fa da solo. Serve unità. Programmazione e, soprattutto voglia di mettersi in gioco. Sostenuti dalla verità. Dai numeri. Dai fatti. Contro la becera rappresentazione sociale che ci viene proposta oggi. C’è spazio per tutti secondo me per emergere politicamente e mettersi in gioco. Senza aspettare il leader carismatico di turno. Essendo leader di noi stessi. Utopie le mie? Per niente. Segnate questo post. Ne riparleremo

Facciamo outing: questo Governo non mi piace

Facciamo outing una volta per tutte. Questo governo non mi piace. Non mi piace l’approccio leghista. Non mi piace quello dei Cinque Stelle. Purtroppo dell’opposizione non posso dispiacermi perché inesistente. Di fatto. Non mi piace un Premier terzo non politico che non è rappresentativo. Di fatto. Non voglio andare sui luoghi comuni che hanno contraddistinto il dibattito sinora, voglio soffermarmi su alcuni concetti che ho dentro. Per fare il cambiamento non serve aizzare la pancia della gente. Il “Popolo Sovrano” non è in grado di governare. La storia lo insegna. Solo specchietti per le allodole. La gente ha scelto di cambiare. Evidente. Ma in cosa consiste questo cambiamento? Dove sono concretamente i piani programmatici strutturali che consentano di trovare i fondi per sostenere gli interventi richiesti? Non ci sono. All’evidenza. Serve creare terrorismo per affermarsi? Non credo. La paura non ha mai portato da nessuna parte se non alla recessione umana e sociale. Quindi? Dove sono le competenze eccellenti che possono fare la differenza al governo quale rappresentanza eletta dal popolo? Non mi pare di vederle. Vedo solo violenza psicologica ad ampio spettro, spesso fuori luogo. Ed una supremazia intellettuale derivante dalla felicità di pensare che la “casta” sia l’elemento da combattere. Che il vagabondo, il migrante, l’ultimo sia il pericolo. E non l’opportunità di riscatto della società. E non vedo attenzione verso le cose che contano. Povertà. Digitale. mafia. Corruzione. Scuola. Cultura. Non mi basta un accenno ad internet di un Ministro del Lavoro come simbolo dell’attenzione di questo governo all’analfabetismo digitale che nel nostro paese pesa un terzo della popolazione. La crescita su cosa si basa? Su mestieri superati ed anacronistici? O su nuovi mestieri digitali, startup e nuova disciplina del fallimento? Non mi sembra. Sicurezza. Armare tutti è la soluzione? O forse dare più risorse alle Forze dell’ordine è più corretto? Investire nella prevenzione e intelligence invece che nella reazione personalizzata non sarebbe meglio? Combattere il crimine erodendolo prima che possa colpire non è meglio che lasciarlo colpire e far rischiare al cittadino con la pistola di essere ammazzato? No perché forse si sottovaluta che se armiamo tutti tutti poi andranno a far rapine armati e pronti ad uccidere. Ma verrò sicuramente smentito dai felici del cambiamento delle parole e non dei fatti. Fatevi avanti. Ma fatelo con dati precisi e puntuali. Senza qualunquismo. A quelli risponderò volentieri.

Eravamo in tanti ad ascoltare Roberto Saviano e ci siamo guardati negli occhi

Eravamo insieme oggi ad ascoltare Saviano a Milano. Eravamo i “buonisti”. Si. E ne sono orgoglioso. Eravamo quelli che credono nello Stato, e lo rispettano. Eravamo quelli che credono nell’accoglienza e nell’integrazione. Eravamo quelli che non hanno paura di dire il nome “mafia”, di urlarlo se serve. Eravamo quelli che hanno il coraggio della paura. A cui la paura non spaventa. Eravamo quelli che credono nello Stato e nella protezione che fornisce a chi è in pericolo di vita per aver urlato che la mafia esiste. Eravamo quelli che vedono solo persone per strada, non vedono razze, religioni o orientamenti sessuali. Eravamo quelli che dalla diversità si arricchiscono. Non si spaventano. Eravamo quelli che pensano che la vita umana venga prima di tutto. Eravamo quelli che ritengono che l’integrazione sia fondamentale per guardare al futuro, e che servano regole che vadano rispettate. Eravamo quelli che agli insulti rispondono con le argomentazioni, con i fatti. Eravamo, soprattutto tanti, e ci siamo guardati negli occhi. Ed abbiamo sorriso.

Il giornalismo indipendente è morto

In tutto questo bailamme mi preoccupa molto il giornalismo e l’informazione mediatica, con la costante crescita di disinformazione. E non parlo di Fake News.

Parlo di due fenomeni principali a cui assisto:

– Il primo si chiama superficialità. Non è più il fatto che, verificato, diventa notizia, ma la notizia che, se di trend, rischia di diventare un fatto.

– Il secondo si chiama indipendenza di pensiero. Ferme le “Testate” lobbizzate assisto sempre di più ad un moltiplicarsi di giornalisti palesemente schierati politicamente, che non mantengono indipendenza critica di pensiero. Ognuno certo ha il suo orientamento politico, ma quando questo trascende nella professione, in particolare quella di giornalista, e ne orienta totalmente le opinioni, credo che sia controproducente.

Per questo si fa sempre più fatica a potersi affidare alle opinioni mediatiche, salvo rarissime eccezioni. E forse è per questo che nelle classifiche sulla libertà di stampa, l’Italia è sempre ultima.

Le testate le fanno i giornalisti. Non dimentichiamo. Ed il coraggio di esprimere liberamente ed incondizionatamente le proprie opinioni deve essere considerato, ancora, un grande valore di libertà. E mi chiedo quanto coraggio sia rimasto in giro.

Contro-tendenza#

Oggi conta essere, non apparire

Sempre di più. Essere se stessi. Essere veri. Nella vita, sul lavoro, nel web. Apparire è sempre meno “appealing”. Lo show business ha iniziato già da tempo ad accorgersene. I cosiddetti “VIP”, ammesso che ancora ne esistano, sono sempre più raggiungibili, normali, che raccontano se stessi, le loro debolezze le loro esistenze. Veri. Ed hanno molto più riscontro. Il consenso che uccide inesorabilmente il successo. E’ un cambio di paradigma epocale. Apparire è riflesso dello specchio sociale, che spesso non riflette la verità del percepito. Quindi partire e ripartire da se stessi. Senza subire condizionamenti da quello specchio sociale. Siamo testimoni di un tempo che necessita di persone che si mettono in gioco. Che non è da tutti, e non è per tutti. Non lo è per chi non è abituato ad essere più convinto che convincente. Lo dimostrano trasmissioni come il Grande Fratello Vip che ha drammaticamente messo in evidenza come la normalità applicata a personaggi nati, cresciuti e diventati famosi nel classico percorso dello “show business” possa essere così difficile da essere resa pubblica e non “ressa” pubblica come è stata, passatemi il gioco di parole. Lo show business ed in generale i personaggi pubblici quindi sono diventati molto più raggiungibili. Più persone che personaggi. Più attenti alle cause importanti di cui sono spesso testimoni. Ma il paradigma è valido per tutti noi. Nella vita di tutti i giorni. Quell’ “essere” che diventa soprattutto esserci. Solidarietà, cause sociali, impegno civile, sono queste le grandi soddisfazioni che il nostro tempo ci regala se abbiamo voglia di spenderci. Di contribuire al miglioramento del mondo che ci circonda. Ed anche le Aziende hanno imparato ad esserci. Commercio etico, sostegno alle iniziative solidali, welfare nei confronti dei dipendenti, temi che un tempo erano lontanissimi dalla creazione del valore economico. Ecco. Oggi prevale in generale la creazione del “valore” in quanto tale. Essere vuol dire fare parte della catena del valore che ci protegge, e può creare quella rete di sostenibilità che l’economia reale non ha saputo finora costruire, per effetto dello sbilanciamento verso la creazione di valore finanziario e non economico-sociale. Essere veri e quindi costa la moneta che si chiama coerenza, e ripaga in controvalore doppio che si chiama credibilità e consenso, che spesso ripaga molto di più della moneta “finanziaria” che si chiama “successo”.

Contro-tendenza#

Abbiamo un Presidente con la P. Quella maiuscola.

Mattarella si dimostra all’altezza del ruolo e tiene ferma la barra della Responsabilità. Sarebbero serviti speleologi, non esploratori semplici per trovare, nelle caverne dell’irresponsabilità manifesta dei barlumi di buon senso istituzionale da parte del Centro Destra e del Movimento Cinque Stelle. Quelli che teoricamente hanno vinto le elezioni. Tanti i proclami, prima gli italiani, prima i cittadini, prima gli elettori. Ed invece è stato il solito teatrino della politica. Figlio di una campagna elettorale vuota e senza significato. E padre di una futura possibile campagna elettorale altrettanto priva di significato, come priva ne è la decisione di andare di nuovo al voto. Dire no in Parlamento all’unica decisione saggia presa dal Presidente durante queste consultazioni, dove ha regnato la vacatio politica totale, è fare un oltraggio alla Repubblica ed a tutti gli italiani. Andare di nuovo al voto, per i paladini della restituzione dei compensi, e far spendere agli Italiani ulteriori 400 milioni di euro, è l’ossimoro più rappresentativo della vuotezza di contenuti di un Movimento che fa fatica a riconoscersi, se si dovesse guardare allo specchio. Insistere sul passo indietro di un condannato neanche eleggibile, presente ancora nei giochi solo perché proprietario di un partito, proprio da parte di un soggetto politico a responsabilità limitata è la seconda grande contraddizione. Fingere di essere alleato di Berlusconi per le servitù prediali che la Lega ha maturato nel tempo per merito proprio del Cavaliere è la più grossa farsa grottesca di Salvini. Spero che quelli speleologi alla fine trovino quel codice segreto che sblocca le menti che stanno ignorando un momento di crisi grandissimo da loro stesse causato, nel difficile scenario di equilibri reputazionali, monetari ed economici che, a fatica erano stati ricostruiti per la nostra Nazione.

Contro-tendenza#

Contro-tendenza# : Il senso del “Noi”

Sono sempre stato un po’ Contro-tendenza#.

Quella sana ribellione al conformismo. Ed è di conformismo che vi parlo. Di anti-conformismo per l’esattezza.

Quello che oggi sta accadendo sui social, è allarmante.

Ormai la fanno da padrone i Trend Topic ed i professionisti della targetizzazione, oltre agli influencer di professione.

Oltre ai media mainstream che sono sempre più alla ricerca del “click baiting” con titoli sempre più sensazionalistici, fuorvianti ed acchiappa likes. Lascio fuori la spazzatura del web che vive di vita propria, ma che ormai abbiamo (diciamo) imparato a riconoscere.

Metto dentro il frullatore degli algoritmi, della profilazione e chi più ne ha più ne metta.

Ecco la mia iniziativa si inserisce esattamente in questo contesto. Per voler provare a contrastare questo fenomeno e cercare di ridare voce e consenso prima di tutto ai nostri contenuti autografi, fra i quali ci sono tantissime penne interessanti, emozioni, conoscenza e bellezza. Da condividere e valorizzare.

Poi alle informazioni veramente utili alla comunità, che parlino della nostra vita, delle nostre bellezze, passioni, arte, cultura, professioni, lavoro. Le cose vere della nostra vita, che oggi sono intossicate da uno stile social inquinato dalle “toxic trend” come le chiamo io.

Se siete d’accordo con questa mia visione allora potete aderire alla mia iniziativa, liberamente, dando il vostro contributo con piccole e semplici regole che ci possano contraddistinguere.

Leggete i dettagli sulla mia pagina neo nata.

È un’iniziativa per tutti noi.

Vi aspetto per tutti i chiarimenti su questo post.

Contro-tendenza# non è una moda. È uno stile di vita social

Contro-tendenza# il mio “non-hashtag” lanciato qualche giorno fa, non è per niente una nuova moda di navigare sui social. E’ bensì uno stile di vita. Ciò che vorrei portare è una rivoluzione nel nostro modo di relazionarci per riappropriarci dei nostri contenuti, di ciò che realmente vogliamo condividere, ed abbandonare il flusso mainstream dei “trend topic” , o “toxic trend” come li chiamo io, che ci sta portando a ricercare il consenso solo ed esclusivamente seguendoli, e snaturando ciò che realmente vorremmo proporre. Soprattutto su Twitter, ma anche su Facebook ed i suoi benedetti algoritmi, siamo sempre di più soggetti passivi che subiscono l’influenza di questo o quel programma televisivo, di questa o quella testata giornalistica, o dei cosiddetti “influencer” che da un lato seguono uno spietato programma di marketing, e dall’altra, potendo contare su un numero impressionante di followers, la fanno da padrone. Dobbiamo uscire da questo stato di osmosi inversa, che porta da un lato a non consentirci di crescere esponenzialmente nei contatti, e dall’altro a viziare la nostra libertà di espressione. Ciò che vorrei tentare, è di coinvolgervi in una iniziativa che possa dare di nuovo voce ai contenuti di qualità, che spesso vengono lasciati fermi al palo in quanto non mainstream dei trend, o da noi stessi ignorati perchè intossicati dalla ricerca di visibilità. Visibilità spesso poco produttiva, che regala condivisioni sterili, non durature nel tempo, e senza aumento del consenso in termini di contatti. Per seguire l’iniziativa bastano poche regole, ma fondamentali:

  1. prima di postare un contenuto in tendenza chiedetevi: ma a me questa notizia interessa veramente? Perchè la sto postando? Voglio davvero condividerla o voglio soltanto seguire il trend per acquisire consenso in termini di like o retwit? Voglio realmente parlare di questo tema, o lo sto facendo per cercare semplicemente di far condividere ciò che penso? Ma è esattamente ciò che penso?
  2. se le risposte che vi date sono negative, allora scegliete una notizia che realmente vi interessi, postate un vostro contenuto che rispecchi ciò che realmente vorreste comunicare, date voce ad un contenuto importante, non in tendenza, che sia da far conoscere, in cui credete
  3. se vi va distinguetevi mettendo alla fine la parola “Contro-tendenza#” così come l’ho pensata, e capirò che anche voi volete riprendervi la vostra voce

Sono certo che solo così potremo riqualificare un mondo social che sta scontando un appiattimento progressivo invertendo il paradigma di servizio: sono i social che devono essere a nostra disposizione, e non noi a disposizione dei loro profitti ed interessi. Certo, non dobbiamo pretendere che chi usa i social per professione non continui a farlo, ma in una percentuale fatto cento di ciò che viene condiviso, vorrei che almeno il 40% potessero essere contenuti autoctoni, veri, interessanti, utili e condivisibili. I nostri contenuti appunto. Allora vi aspetto. Taggatemi nei vostri post od usate il non hashtag “Contro-tendenza#”. Vi sentirete più liberi. Credetemi.

Lo Sbadiglio – Che cosa vuol dire “Contro-tendenza#” la mia nuova iniziativa

E’ da qualche giorno che ho lanciato la mia nuova iniziativa che ho denominato “Contro-tendenza#” (leggi anche “Contro-tendenza: basta con le “Trending topics”) . Il logo è già esplicativo: una parola con l’hashtag alla fine. Un non-hashtag per simboleggiare proprio una rivoluzione silenziosa contro i cosiddetti “trend” che stanno drogando i nostri social, e ci trascinano nella scia del consenso fine a se stesso. Spiego meglio. La volontà è ridare forza ai contenuti di spessore, alle  notizie che contano,  sulle nostre bacheche, sulle nostre TL, e fare di nuovo un salto di paradigma.

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Lo Sbadiglio – Morire uccisi a caso: Idy Diene era un uomo prima che un “senegalese”

Non era “un senegalese”. Era un uomo. Ho letto così in tante, tantissime testate giornalistiche: ha ucciso un senegalese. No, ha ucciso un uomo di origine senegalese. Questa è la modalità con cui l’informazione trasmette i suoi messaggi subliminali. Conta prima di tutto etichettare da dove veniva, cosa faceva, perchè era qui, e quindi “senegalese” che faceva “l’ambulante abusivo”. Certo. Quindi non uno di noi. Rigetto questo modo di rappresentare le cose. E l’omicida? Roberto Pirrone, Beh, era un poveretto pieno di debiti che ha ammazzato uno a caso perchè non ha avuto il coraggio di spararsi. Questo ci raccontano gli stessi giornali.

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