Contro-tendenza# non è una moda. È uno stile di vita social

Contro-tendenza# il mio “non-hashtag” lanciato qualche giorno fa, non è per niente una nuova moda di navigare sui social. E’ bensì uno stile di vita. Ciò che vorrei portare è una rivoluzione nel nostro modo di relazionarci per riappropriarci dei nostri contenuti, di ciò che realmente vogliamo condividere, ed abbandonare il flusso mainstream dei “trend topic” , o “toxic trend” come li chiamo io, che ci sta portando a ricercare il consenso solo ed esclusivamente seguendoli, e snaturando ciò che realmente vorremmo proporre. Soprattutto su Twitter, ma anche su Facebook ed i suoi benedetti algoritmi, siamo sempre di più soggetti passivi che subiscono l’influenza di questo o quel programma televisivo, di questa o quella testata giornalistica, o dei cosiddetti “influencer” che da un lato seguono uno spietato programma di marketing, e dall’altra, potendo contare su un numero impressionante di followers, la fanno da padrone. Dobbiamo uscire da questo stato di osmosi inversa, che porta da un lato a non consentirci di crescere esponenzialmente nei contatti, e dall’altro a viziare la nostra libertà di espressione. Ciò che vorrei tentare, è di coinvolgervi in una iniziativa che possa dare di nuovo voce ai contenuti di qualità, che spesso vengono lasciati fermi al palo in quanto non mainstream dei trend, o da noi stessi ignorati perchè intossicati dalla ricerca di visibilità. Visibilità spesso poco produttiva, che regala condivisioni sterili, non durature nel tempo, e senza aumento del consenso in termini di contatti. Per seguire l’iniziativa bastano poche regole, ma fondamentali:

  1. prima di postare un contenuto in tendenza chiedetevi: ma a me questa notizia interessa veramente? Perchè la sto postando? Voglio davvero condividerla o voglio soltanto seguire il trend per acquisire consenso in termini di like o retwit? Voglio realmente parlare di questo tema, o lo sto facendo per cercare semplicemente di far condividere ciò che penso? Ma è esattamente ciò che penso?
  2. se le risposte che vi date sono negative, allora scegliete una notizia che realmente vi interessi, postate un vostro contenuto che rispecchi ciò che realmente vorreste comunicare, date voce ad un contenuto importante, non in tendenza, che sia da far conoscere, in cui credete
  3. se vi va distinguetevi mettendo alla fine la parola “Contro-tendenza#” così come l’ho pensata, e capirò che anche voi volete riprendervi la vostra voce

Sono certo che solo così potremo riqualificare un mondo social che sta scontando un appiattimento progressivo invertendo il paradigma di servizio: sono i social che devono essere a nostra disposizione, e non noi a disposizione dei loro profitti ed interessi. Certo, non dobbiamo pretendere che chi usa i social per professione non continui a farlo, ma in una percentuale fatto cento di ciò che viene condiviso, vorrei che almeno il 40% potessero essere contenuti autoctoni, veri, interessanti, utili e condivisibili. I nostri contenuti appunto. Allora vi aspetto. Taggatemi nei vostri post od usate il non hashtag “Contro-tendenza#”. Vi sentirete più liberi. Credetemi.

Lo Sbadiglio – Morire uccisi a caso: Idy Diene era un uomo prima che un “senegalese”

Non era “un senegalese”. Era un uomo. Ho letto così in tante, tantissime testate giornalistiche: ha ucciso un senegalese. No, ha ucciso un uomo di origine senegalese. Questa è la modalità con cui l’informazione trasmette i suoi messaggi subliminali. Conta prima di tutto etichettare da dove veniva, cosa faceva, perchè era qui, e quindi “senegalese” che faceva “l’ambulante abusivo”. Certo. Quindi non uno di noi. Rigetto questo modo di rappresentare le cose. E l’omicida? Roberto Pirrone, Beh, era un poveretto pieno di debiti che ha ammazzato uno a caso perchè non ha avuto il coraggio di spararsi. Questo ci raccontano gli stessi giornali.

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Lo Sbadiglio – Nadia Toffa e l’odio in rete: la non-notizia che fa notizia

Nadia Toffa ha avuto un malore, ed ora sta meglio. E’ fuori pericolo di vita. E’ assistita ed ha avito un grandissimo affetto mediatico che l’ha coccolata in modo speciale, un plebiscito social di grandissimo impatto. E questa è la notizia. Poi c’è la “non” notizia: odio sul web contro Nadia Toffa. Insulti in rete bla bla bla…. . E tutti ovviamente a trasformare quindi il trend dalla vera notizia, alla non notizia. Per colpa di quattro imbecilli che sono l’aberrazione sociale dico io e non solo social, che hanno cavalcato l’onda scrivendo delle amenità indicibili. In un attimo si è perso il vero filo conduttore, ed i catturatori di click hnno vinto. Testate giornalistiche che danno eco postando foto di tweet di questi dementi che così hanno avuto il loro momento di gloria, e sono riusciti nel loro vero unico intento, diventare famosi per un attimo, prima di essere ovviamente bloccati. Tanti click, tante visualizzazioni, tante indicizzazioni, più visibilità, più soldi. questa è la triste realtà.

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