Raccontiamo ai nostri figli chi era Giovanni Falcone

Oggi nasceva un grande uomo. Si chiamava Giovanni Falcone. Vorrei che tutti i genitori raccontassero oggi chi era. Era un grande magistrato. Di quelli che ci hanno fatto crescere, hanno fatto gli uomini grandi. Vorrei che ai ragazzi raccontassimo che ha combattuto la mafia. Che è stato rivoluzionario ed inarrestabile. Che ha trasformato la paura in coraggio. Il coraggio della paura. E grazie a lui abbiamo potuto capire come era organizzata “cosa nostra”. Diciamolo, oggi, nel giorno della sua nascita ai nostri figli chi era Giovanni Falcone. Le sue idee camminano nelle nostre gambe, facciamo che camminino anche nelle gambe dei nostri figli. Diamo loro un senso alla legalità, alla verità ed alla giustizia attraverso l’esempio di questi grandi uomini, unici. C’è tanto bisogno di punti di riferimento per i nostri giovani. Ecco, lui lo era, anzi, lui lo è. Perché i suoi insegnamenti, la sua rettitudine, sono presenti nella nostra vita di tutti giorni. Nella vita di chi ha scelto da che parte stare. Ed allora ai nostri figli, attraverso questi esempi, facciamo comprendere, chiaramente, da che parte stare. Giusto e sbagliato, bene e male. Diamo loro le connotazioni concrete di cosa siano. In modo che possano sbagliare, consapevolmente.

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La mafia è una montagna di merda disse Peppino Impastato. Le sue parole oggi più vive di ieri.

Sono le parole di Peppino impastato, ucciso dalla mafia il 9 maggio del ’78:

“Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!”.

Peppino che col suo paradigma della bellezza per sconfiggere le mafie ha dato una visione nuova per interpretare la lotta alla mafia. Il recupero del degrado sociale attraverso la bellezza dei luoghi, che troppo spesso vengono deturpati da un abbandono sociale e da una latenza dello Stato. E la mancanza dello Stato, il silenzio e l’abbandono sono i terreni dove le mafie possono rigogliare. Lo Stato e la società civile possono restituire la bellezza delle persone, dei luoghi e di quel tessuto sociale che inevitabilmente, per una maledetta tradizione, in alcuni dei nostri luoghi più belli si perde. Ancora però c’è troppa indifferenza, troppo silenzio verso il fenomeno mafioso, che nel tempo ha radicalmente cambiato i suoi connotati, i suoi riferimenti e le sue relazioni, insinuandosi nella vita di tutti i giorni, non solo nei luoghi di origine, ma anche nel tessuto economico e sociale di tutto il Paese. Una metastasi mafiosa che necessariamente si può e deve combattere in primis sconfiggendo l’omertà, ed anche concedendo più spazi agli organi di informazione, ed alle emittenti televisive e radiofoniche per fare programmi che possano dare voce a tante voci dimenticate, come quelle dei parenti delle vittime della mafia, ed ai racconti positivi di rinascita sociale, di recupero di dignità di tutte quelle donne e uomini che riescono, con forza e sacrificio, e soprattutto coraggio, a dire NO ALLA MAFIA.

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Lo Sbadiglio – Mamma Olimpia non si arrende: dal dolore all’amore. Cittadinanza onoraria a Caselette

olimpia“Dove c’è coraggio, non c’è paura”. Voglio subito ricordare le parole, le più significative fra le tante di grandissima ispirazione, sintesi della forza di una Mamma Coraggio, trasmessa a tutti, mentre riceve la Cittadinanza Onoraria di Caselette dal Sindaco Cosimo Banchieri, in un momento di grande riferimento valoriale, segnale di quanto la Comunità creda nella verità, ma anche sia testimone di quanto, spesso la giustizia sia lenta, e insorabilmente incapace di trovarla, o talvolta, di volerla trovare.

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Lo Sbadiglio – Codice Antimafia: finalmente è legge.

targaCi sono voluti 4 lunghi anni per partorire un provvedimento che finalmente fornisce ulteriori strumenti di prevenzione e contrasto alle attività mafiose. Ma ora è legge. Ed è come sempre una conquista di libertà. Tante le misure inserite in questa nuova riforma, che sposta a Roma il presidio dell’Agenzia per i Beni Confiscati. Ed il fatto stesso che in Italia venga costituita una sezione speciale sotto il coordinamento del Ministero dell’Interno, con 200 dipendenti, per gestire tutto il patrimonio confiscato al crimine organizzato, la dice lunga di quanta strada ci sia da fare per la prevenzione del fenomeno mafioso.

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