Aldo Moro: quando la politica non è mestiere. È servizio.

Ieri ho visto 55 giorni dedicato ad Aldo Moro. Un servizio pubblico con S e P maiuscole. Mi ha colpito una cosa, non so se è accaduto anche a voi: Aldo Moro continuava a lavorare. Tre volte alla settimana andava ad insegnare. Ecco. Fra i tanti, preziosi e genuini insegnamenti che la figura dello Statista ci ha lasciato, ho colto questo aspetto fondamentale. La politica non è un mestiere. Chi fa politica dovrebbe continuare a mantenere la sua professione. Perché l’osmosi e la contaminazione con la società civile rappresentata sia quotidiana. Almeno ai livelli governativi. Forse, alla luce di alcune figure che oggi rappresentano i partiti, una professione bisognerebbe averla. La politica non è mestiere. È servizio. È ciò che colgo ancora di più è che la politica, la missione di rappresentare i cittadini, non è per tutti. Servono competenze e personalità speciali per sedersi in Parlamento. Aver ripercorso ieri il profilo di Moro mi ha confermato questa mia certezza. Le Istituzioni siamo noi diceva Moro. E per poter guidare un paese, non si può essere persone normali. Serve essere eccellenze nelle proprie competenze. Ed avere carisma. Oggi ciò a cui assistiamo è diametralmente opposto. Parlo per tutta la politica indistintamente. Tutto questo, merita una riflessione profonda.

Contro-tendenza#

Abbiamo un Presidente con la P. Quella maiuscola.

Mattarella si dimostra all’altezza del ruolo e tiene ferma la barra della Responsabilità. Sarebbero serviti speleologi, non esploratori semplici per trovare, nelle caverne dell’irresponsabilità manifesta dei barlumi di buon senso istituzionale da parte del Centro Destra e del Movimento Cinque Stelle. Quelli che teoricamente hanno vinto le elezioni. Tanti i proclami, prima gli italiani, prima i cittadini, prima gli elettori. Ed invece è stato il solito teatrino della politica. Figlio di una campagna elettorale vuota e senza significato. E padre di una futura possibile campagna elettorale altrettanto priva di significato, come priva ne è la decisione di andare di nuovo al voto. Dire no in Parlamento all’unica decisione saggia presa dal Presidente durante queste consultazioni, dove ha regnato la vacatio politica totale, è fare un oltraggio alla Repubblica ed a tutti gli italiani. Andare di nuovo al voto, per i paladini della restituzione dei compensi, e far spendere agli Italiani ulteriori 400 milioni di euro, è l’ossimoro più rappresentativo della vuotezza di contenuti di un Movimento che fa fatica a riconoscersi, se si dovesse guardare allo specchio. Insistere sul passo indietro di un condannato neanche eleggibile, presente ancora nei giochi solo perché proprietario di un partito, proprio da parte di un soggetto politico a responsabilità limitata è la seconda grande contraddizione. Fingere di essere alleato di Berlusconi per le servitù prediali che la Lega ha maturato nel tempo per merito proprio del Cavaliere è la più grossa farsa grottesca di Salvini. Spero che quelli speleologi alla fine trovino quel codice segreto che sblocca le menti che stanno ignorando un momento di crisi grandissimo da loro stesse causato, nel difficile scenario di equilibri reputazionali, monetari ed economici che, a fatica erano stati ricostruiti per la nostra Nazione.

Contro-tendenza#

Lo sbadiglio: Campagna elettorale: “aboliamo” è il nuovo “Che famo?”

Questa campagna elettorale ha una connotazione decisamente “Trumpiana”, al punto che su Twitter è nato l’Hashtag “aboliamoqualcosa” che spopola sul social. E’ una campagna elettorale vuota di contenuti veri, quelli che interessano al cittadino. La ricerca del consenso per differenza passa attraverso la pancia della gente, e si rivolge principalmente a smontare ciò che è stato fatto dal Governo (o dai Governi) precedenti, invece che attraverso il miglioramento dell’impianto legislativo esistente, ovvero la proposta di nuove iniziative volte a migliorare la qualità della vita degli Italiani.

Continua a leggere Lo sbadiglio: Campagna elettorale: “aboliamo” è il nuovo “Che famo?”

Lo Sbadiglio speciale 25 Novembre – Non servirà a niente questa giornata se non smetteremo di processare le vittime invece dei carnefici

L’emblema dello stato di arretratezza culturale che caratterizza il rapporto fra l’uomo e la donna e quello fra vittima e carnefice in Italia sono quelle 250 domande che la difesa dei due carabinieri ha rivolto alle due ragazze americane durante l’incidente probatorio.

Oggi celebriamo la giornata internazionale contro la Violenza sulle Donne, ed è importante che ci sia un segnale forte.

Ma questa celebrazione non servirà a niente. Niente. Niente se ci saranno ancora avvocati della difesa che adotteranno la linea dello screditamento della vittima per dimostrare che in qualche modo il carnefice è stato indotto e provocato.

Non servirà a niente se ogni volta le vittime saranno violentate di nuovo da chi vuole scavare nella loro anima per distruggerne l’integrità morale.

Non servirà a niente se non si cercherà viceversa di capire che cosa spinge un uomo ad abusare di una donna. Se non si va alla radice di questo problema.

Leggo dibattiti infiniti su vestiti, gonne, tacchi, orari, locali. Radiografie della potenziale provocatrice che si susseguono. Non leggo mai di stalking, ossessioni, gelosia, morbosità, possesso, aberrazione.

Non servirà a niente questa giornata se non sposteremo il baricentro del problema sui carnefici, e la loro ossessione, la loro violenza, la loro condizione umana.

Questo perché è fondamentale portare consapevolezze nuove attorno a questo fenomeno drammatico in Italia. Bisogna dare speranza nuova sulle nuove generazioni. Ho visto attenzione nelle scuole.

Ho visto che i nostri ragazzi hanno iniziato un percorso nuovo. Serve però che a tutto tondo ci sia coerenza nell’approccio al fenomeno. Educare al rispetto della donna. Partendo dalle scuole. Si

Ma anche dalle famiglie.

Usare i media e soprattutto i social media per creare questa cultura in modo da raggiungere il numero più grande di persone.

Ma soprattutto dare anche rispetto alla donna. Come? Facendo cultura prima di tutto. In qualsiasi modo. Cultura del rispetto. Cultura della libertà di espressione. Nel vestire. Nel modo di essere. Cultura di libertà di volare. Di essere libere. Far capire che amare vuol dire liberare, non possedere e incatenare.

Rispetto anche nell’aiutare le donne. Creando per esempio percorsi più facili per le denunce rafforzando le questure e i commissariati con personale specializzato. Attivare nuovi protocolli di azione e nuove deleghe che possano dare strumenti nuovi per agire sin dalle prime denunce.

Attivare la pratica del whistleblowing anche per denunciare le molestie sessuali non solo per le condotte non conformi sotto il profilo procedurale, nelle aziende e nelle amministrazioni pubbliche.

Insomma non mi dilungo su questo. Ci siamo capiti.

Infine penso che serva soprattuto metterci più cuore. Tutti. Lo stesso cuore che oggi mettiamo al servizio di questa giornata, serve che lo mettiamo tutti i giorni al servizio di questo problema grave.

Perché agire col cuore è ben altra cosa. Se gli avvocati della difesa di quei due carabinieri avessero agito col cuore, quelle 250 domande così distruttive della dignità delle vittime, non le avrebbero mai fatte. Ne sono certo.

Dedicato a tutte le donne.

Ed a chi ci mette il cuore.

Lo Sbadiglio – Astensionismo: serve la politica dei cittadini, e per i cittadini

La più grande sconfitta della politica è l’astensionismo. Abbandono del senso civico , disamoramento, caduta di credibilità, perdita di indipendenza e di valori. Nelle recenti elezioni in Sicilia un esempio tangibile. Siamo ad un punto di non ritorno. La politica deve tornare ad essere dei cittadini, e smettere questa autoreferenzialità ormai divenuta imbarazzante. Parlare  ai cittadini con i contenuti, con programmi elettorali che si occupino di bisogni primari della gente,  condividerli con la gente.  Sfide, scontri, insulti, denigrazione, trolls, squadre di sostenitori social che lanciano dibattiti sterili, come quelli che ormai si vedono nella televisione, o si leggono sui giornali. La gente non ne può più. La gente non capisce più, e non ascolta più perché è anestetizzata dal continuo trattamento del nulla.  C’è bisogno di comprendere profondamente un momento storico che soffre problemi enormi di  integrazione,  di assenza di prospettive giovanili, di fiscalità eccessive. Il divario sociale si è allargato drammaticamente. Le soglie di povertà si sono ingrandite negli ultimi anni, basta solo andare a vedere  gli ultimi anni delle statistiche ISTAT. Bisogna cambiare passo. Perché l’astensionismo genera quel silenzio di rassegnazione che diventa assordante e pericoloso, nel quale la criminalità può rigogliare indisturbata. C’è bisogno di cambiare la prospettiva quotidiana dei cittadini, per le tante disparità sociali ed economiche divenute ormai insopportabili. C’è bisogno di politici non di gente che fa politica. Di persone prima di tutto che si occupino con serietà ed integrità morale della cosa pubblica.  E poi servono citttadini che votino, perché il voto credetemi è l’unica arma sociale che abbiamo, per cambiare lo stato delle cose. 

Lo Sbadiglio – Cari Haters avete vita breve

odio-web-563190_660x368E’ iniziata la rivolta del Web. Finalmente. Dal web contro gli odiatori seriali. Si sta prendendo consapevolezza del fatto che denunciare chi offende sia la strada più giusta. Tanti gli esempi fra i personaggi noti, e non solo. Ne ho parlato da tempo. Sempre. Bloccare, segnalare e denunciare è l’unico modo da un lato per dare strumenti alle piattaforme per migliorare gli algoritmi di selezione, e dall’altro per dare alla sezione dedicata della Polizia Postale, strumenti per agire. Agire, si. Perchè ora è arrivato il momento di farlo. Tutti insieme.

Continua a leggere Lo Sbadiglio – Cari Haters avete vita breve

Lo Sbadiglio – Lavoro: ma i giovani?

mike stimsonLeggevo l’editoriale di Maurizio Ferrera sul Corriere, che mi ha catapultato e drammaticamente nella conferma della mia convinzione, da genitore di due ragazzi, sulla distanza che  l’Italia ancora oggi abbia nei  confronti del mondo dei giovani, dei sussidi, e delle opportunità di poter dare loro una scelta. Dati alla mano che rispetto ad altri paesi europei ci dovrebbero far vergognare. E’ davvero drammatico. E non è solo un semplice tema di “posti di lavoro”.

Continua a leggere Lo Sbadiglio – Lavoro: ma i giovani?

Lo Sbadiglio – Codice Antimafia: finalmente è legge.

targaCi sono voluti 4 lunghi anni per partorire un provvedimento che finalmente fornisce ulteriori strumenti di prevenzione e contrasto alle attività mafiose. Ma ora è legge. Ed è come sempre una conquista di libertà. Tante le misure inserite in questa nuova riforma, che sposta a Roma il presidio dell’Agenzia per i Beni Confiscati. Ed il fatto stesso che in Italia venga costituita una sezione speciale sotto il coordinamento del Ministero dell’Interno, con 200 dipendenti, per gestire tutto il patrimonio confiscato al crimine organizzato, la dice lunga di quanta strada ci sia da fare per la prevenzione del fenomeno mafioso.

Continua a leggere Lo Sbadiglio – Codice Antimafia: finalmente è legge.

Lp Sbadiglio – Ryanair: la ricerca di efficienza è per la Sardegna certezza di isolamento

ryanair

Che fossimo in balia dei vettori low cost era ormai risaputo. Che potessero fare il bello ed il cattivo tempo neanche a dirlo. Ora Ryanair che cancella 2000 voli senza che nessuno intervenga è quasi normale. Motivazioni ridicole quelle addotte dal management. Ferie? Avessero gestito meglio prima invece di spremere gli equipaggi. Il 2% dei voli non hanno certo un impatto forte a livello compagnia, ma purtroppo devastante per la Sardegna. Cancellare all’Aeroporto di Alghero per esempio quei pochi voli aggiuntivi vuole dire isolare ancora di più il Nord Sardegna, già fortemente penalizzato. E questo avviene regolarmente in inverno. Non solo per interventi spot come questo. Che della Sardegna al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti non importasse granchè era palese. Nessun piano dedicato. Nessuna iniziativa. Nessun intervento con nessuna compagnia aerea per favorire lo sviluppo della Sardegna, in particolare il Nord. Lasciare Alghero con Ryanair ed Alitalia che di inverno fanno un volo al giorno più o meno vuol dire non poter garantire a chiunque abbia un’emergenza di poter partire. Vuol dire lasciare a terra non solo i turisti, o i residenti che partono per scopi turistici, ma anche coloro che volano per lavoro, per scambi commerciali, per formazione, per poter dare alla Sardegna visibilità e creare indotti nuovi che possano rilanciarla. Perchè la Sardegna non è solo mare e sole. E’ anche enogastronomia, tradizioni, iniziative culturali lato turistico, ed artigianato, start-up, innovazione lato commerciale. Ma Ryanair ovviamente di questo non se ne occupa. Controlla soltanto se quella canzoncina odiosa possa essere messa ogni volta che si atterra in orario. Ma non sa che le ripercussioni di scelte così drastiche sono per i sardi fortissime. Francamente a questo punto ci si accontenterebbe anche di una percentuale dell’80% di voli in orario pur di avere qualche opportunità in più. E soprattutto – ancora più grave – non se ne occupa il Governo, che evidentemente da anni non ritiene il turismo e l’economia Sarda risorsa Nazionale. Eppure basterebbe poco, per gestire questa situazione devastante che si protrae da decenni, e che neanche la Regione Sardegna ha saputo gestire.

Fonte: Sole 24 ore http://mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/mondo/2017-09-17/ecco-perche-ryanair-cancella-2100-voli-sino-fine-ottobre-131041.shtml?uuid=AEUQSiUC

Lo Sbadiglio – Ius Soli: basta teatrino della politica

iusssoliBasta teatrino. Basta giochi di palazzo. Basta sentire parlare di vittoria della destra o di sconfitta della sinistra. E soprattutto basta disinformazione. Smettiamola di produrre contenuti fuorvianti sui concetti del diritto di cittadinanza. Flussi migratori, invasione, malattie, epidemie, lavoro sottratto. Non se ne può più. E’ una vergogna. Un teatrino politico e mediatico inverecondo. E basta con i giochi legati ai numeri. Si deve approvare a maggioranza larga. Deve essere una legge bipartisan. Che ognuno faccia un esame di coscienza. Una legge che disciplini il diritto di diventare cittadini italiani è un atto di civiltà di un Paese che si reputi tale. Figli come i nostri che studiano con i nostri. Persone che vivono, lavorano, producono e sono integrate nel tessuto della nostra società, pur mantendo intatti i loro riferimenti culturali. Ed è proprio nella condivisione delle differenze che si crea il valore. Penso all’america, ed ai tanti immigrati che hanno supportato il boom digitale informatico e che oggi sono fondamentali per l’innovazione digitale. La politica deve stare al servizio del paese, non al servizio della politica. Vorrei che ogni rappresentante della politica pensasse a suo figlio, o ad un nipote, che va a scuola ed ogni giorno incontra un suo amico che sta aspettando la cittadinanza, e che facesse una riflessione sul futuro differente che potrà avere se non gli diamo un futuro da cittadino. Stessa scuola, stesse aspirazioni di nostro figlio o nostro nipote. Nato in Italia, senza che ci stia rubando niente. Allora, se non daremo un’opportunità a queste persone di diventare cittadini italiani, non saremo noi che avremo vinto nessun diritto, nessuna battaglia politica, nessuna discussione becera sui social, nessun premio per la salvaguardia della nostra sovranità, sarà l’amico si nostro figlio ad aver perso, e noi con lui. E saremo colpevoli per aver privato queste persone oltre che di un diritto legittimo, soprattutto di un futuro. Il loro futuro.

Fonte – Corriere Della Sera http://www.corriere.it/politica/17_settembre_12/ius-soli-cittadinanza-resa-pd-parlamento-c214abcc-97ee-11e7-8ca4-27e7bbee7bdd.shtml

Photo credits: Avvenire