Lo Sbadiglio – Quando un bambino si uccide…

Quando un bambino si uccide, è un cortocircuito dell’umanità. Ne ho letto ieri su Torino, aveva 12 anni. “Voglio sparire” sembra ci fosse scritto in un diario. Quando un bambino così giovane trova il coraggio di farla finita, io mi sento sconfitto. Come uomo. Come padre. Per tutti gli uomini e tutti i genitori.

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Lo Sbadiglio – Fedez, Chiara, Leo ed i moralizzatori seriali

Apro e chiudo un dibattito che dibattito non dovrebbe essere, ma ho visto la discesa in campo dei moralizzatori seriali, del popolo della “famiglia buona”, non necessariamente “buona famiglia”, di cui vorrei vedere le chat in whatsapp, i prelevamenti cash per pagare gli alberghi o le escort o i gigolò, capire quante volte hanno insultato la moglie o viceversa quante volte hanno vessato il marito, o vedere l’abbonamento su You Porn aperto sotto celate spoglie, e così via insomma.

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Lo Sbadiglio della Domenica – Nell’era del Web il rapporto Genitori-Figli ancora è da consolidare

Di Roberto Furesi

Qualche anno fa, mi occupai di questo argomento, e scrissi un approfondimento su come la relazione fra genitori e figli in ambito web fosse da costruire.

Oggi la situazione è migliorata, ma quello stesso rapporto, che ha ancora tanta strada da fare, è’ sicuramente da consolidare.

Partendo dalla domanda che feci allora, e che è ancora molto attuale:

come possiamo entrare in contatto con il mondo dei nostri figli, essere partecipi della loro vita Web, senza essere invadenti, retrogradi o tantomeno costrittivi, e quindi fuori luogo?

I nostri figli sono nativi dell’era digitale, è un dato di fatto che dobbiamo accettare, ed è forse il dato di fatto più ostico da comprendere quando, come genitori, ci confrontiamo con la realtà del Web, dei rischi ad esso connessi e delle difficoltà che spesso incontriamo, nel poter capire i rischi stessi, ed i pericoli a cui i nostri figli sono esposti.

Se da un lato, come genitori abbiamo fatto passi avanti nella capacità di poter interagire con i nostri figli sui temi che riguardano il web e preciso – non perchè abbiamo aperto un account Instagram  – ma perchè abbiamo fatto percorsi di apprendimento sui rischi e le opportunità del web stesso, dall’altro, l’esposizione al rischio dei nostri figli è aumentata esponenzialmente in questi ultimi anni.

E non è migliorata la loro consapevolezza di quel rischio stesso, e delle logiche di sicurezza che ci aiutano a prevenirlo.

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Lo sbadiglio della Domenica – Sono il futuro, e hanno tanti sogni

di Daniela Montano

“Sono ordinati e composti. Cuffiette sulle orecchie o cellulare tra le mani.

Alcuni parlano tra loro ma restano silenziosi e discreti. Il mio sguardo passa dall’una all’altro e mi scappa anche un sorriso: spero che oggi gli insegnanti li guardino negli occhi.

Sono il futuro e hanno tanti sogni.

Arrivo in stazione e nel sottopassaggio centinaia di ragazzi sono appena scesi dal treno.

Raggiungeranno le scuole, quasi tutte nei dintorni. Parlottano, mi superano con passo veloce. Anche loro, piuttosto composti.

E, poi,  mi sovvengono gli episodi che li vedono coinvolti o protagonisti di atti vandalici, di teppismo o di  violenza inimmaginabile: una mamma aggredita dinanzi al figlioletto solo per averne invitati alcuni a non bestemmiare; un pover’uomo, a cui è stato dato fuoco mentre dormiva nella sua auto; un coetaneo circondato e pestato per sottrargli il cellulare.

Non capisco.

Finché mi tornano in mente quei genitori che hanno rotto le costole al professore che aveva osato rimproverare il loro figlio.

E tutto mi è più chiaro.”

Ho parlato spesso di bullismo qui sul Blog. L’ultima volta ho affrontato con determinazione l’argomento visto dalla prospettiva di noi genitori nel post “Bullismo: e se il bullo fosse nostro figlio?”, ponendo diverse domande sul nostro ruolo, e sulla nostra capacità di accettare il fatto che anche nostro figlio possa essere un bullo. Scrivevo nel post: “Spesso noi genitori tendiamo a giustificare i comportamenti dei nostri figli, giustificarli di fronte alla scuola, agli amici, ma soprattutto, giustificarli di fronte a noi stessi”. Daniela Montano ha scritto le parole che oggi ospito nel blog. Parole dirette. Forti. Consapevoli. Parole che trovo perfettamente in sintonia con l’idea di un futuro migliore per i nostri ragazzi, che passi attraverso il nostro esempio, la nostra capacità di guidare i nostri figli, di essere in grado dare loro riferimenti positivi, per regalare loro il miglior posto nel mondo che possano meritare. Quella di Daniela, è una fotografia di un giorno qualunque, di un giorno di tutti noi, dove la capacità di osservare regala una riflessione profonda, che le parole di Daniela ci consegnano in tutta la loro verità, ed anche drammaticità. Uno spaccato di una scuola che non guarda più gli studenti negli occhi, perché anche i professori sono disarmati, a volte soli. Un isolamento che bisogna interrompere, per ristabilire quel patto scuola-famiglia che, nel tempo, si è disperso. Ed emerge il disagio dei ragazzi, vagabondi nelle loro incertezze, delinquenti per noia, bulli per ricerca di loro stessi. Tutto ci è più chiaro, se guardiamo loro, i nostri ragazzi, con lo sguardo dell’esempio. Del nostro esempio. Poche, immense, parole.

Grazie Daniela.

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Daniela Montano

Di Taranto. Laureata a Bari in giurisprudenza, esercito la professione di avvocato dal 1997. Da due anni, mi sono trasferita a Cesena per amore delle mie due figlie di 14 e 12 anni. Desideravo farle vivere lontano dai fumi di una industria, l’ILVA, che ammala col sadismo di una roulette russa. Adoro la montagna (giustappunto provengo dalla città dei due mari) estiva ed invernale. Pratico il trekking. Ho la passione della scrittura in prosa e versi, perché non resisto dal raccontare i sentimenti. Ho la “debolezza” della solidarietà, dettata dal voler (dover) a tutti i costi tendere la mano a chi sopporta ingiustizie.

 

Lo Sbadiglio – Bullismo: e se il bullo fosse nostro figlio?

Pensate se, a causare il suicidio di un adolescente, fosse un comportamento vessatorio operato dai nostri figli. Pensateci. E non dite “non è possibile”, perchè invece è possibile. Perchè i ragazzi non si rendono conto, perchè non comprendono il danno che fanno, non pensano alle conseguenze, è nostro dovere educarli in tal senso, fargli comprendere il male che possono fare. Ma dobbiamo anche noi educarci in tal senso. Avere coraggio. Davvero pensiamo di non essere responsabili in prima persona della solitudine dei nostri figli?

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Lo Sbadiglio speciale 25 Novembre – Non servirà a niente questa giornata se non smetteremo di processare le vittime invece dei carnefici

L’emblema dello stato di arretratezza culturale che caratterizza il rapporto fra l’uomo e la donna e quello fra vittima e carnefice in Italia sono quelle 250 domande che la difesa dei due carabinieri ha rivolto alle due ragazze americane durante l’incidente probatorio.

Oggi celebriamo la giornata internazionale contro la Violenza sulle Donne, ed è importante che ci sia un segnale forte.

Ma questa celebrazione non servirà a niente. Niente. Niente se ci saranno ancora avvocati della difesa che adotteranno la linea dello screditamento della vittima per dimostrare che in qualche modo il carnefice è stato indotto e provocato.

Non servirà a niente se ogni volta le vittime saranno violentate di nuovo da chi vuole scavare nella loro anima per distruggerne l’integrità morale.

Non servirà a niente se non si cercherà viceversa di capire che cosa spinge un uomo ad abusare di una donna. Se non si va alla radice di questo problema.

Leggo dibattiti infiniti su vestiti, gonne, tacchi, orari, locali. Radiografie della potenziale provocatrice che si susseguono. Non leggo mai di stalking, ossessioni, gelosia, morbosità, possesso, aberrazione.

Non servirà a niente questa giornata se non sposteremo il baricentro del problema sui carnefici, e la loro ossessione, la loro violenza, la loro condizione umana.

Questo perché è fondamentale portare consapevolezze nuove attorno a questo fenomeno drammatico in Italia. Bisogna dare speranza nuova sulle nuove generazioni. Ho visto attenzione nelle scuole.

Ho visto che i nostri ragazzi hanno iniziato un percorso nuovo. Serve però che a tutto tondo ci sia coerenza nell’approccio al fenomeno. Educare al rispetto della donna. Partendo dalle scuole. Si

Ma anche dalle famiglie.

Usare i media e soprattutto i social media per creare questa cultura in modo da raggiungere il numero più grande di persone.

Ma soprattutto dare anche rispetto alla donna. Come? Facendo cultura prima di tutto. In qualsiasi modo. Cultura del rispetto. Cultura della libertà di espressione. Nel vestire. Nel modo di essere. Cultura di libertà di volare. Di essere libere. Far capire che amare vuol dire liberare, non possedere e incatenare.

Rispetto anche nell’aiutare le donne. Creando per esempio percorsi più facili per le denunce rafforzando le questure e i commissariati con personale specializzato. Attivare nuovi protocolli di azione e nuove deleghe che possano dare strumenti nuovi per agire sin dalle prime denunce.

Attivare la pratica del whistleblowing anche per denunciare le molestie sessuali non solo per le condotte non conformi sotto il profilo procedurale, nelle aziende e nelle amministrazioni pubbliche.

Insomma non mi dilungo su questo. Ci siamo capiti.

Infine penso che serva soprattuto metterci più cuore. Tutti. Lo stesso cuore che oggi mettiamo al servizio di questa giornata, serve che lo mettiamo tutti i giorni al servizio di questo problema grave.

Perché agire col cuore è ben altra cosa. Se gli avvocati della difesa di quei due carabinieri avessero agito col cuore, quelle 250 domande così distruttive della dignità delle vittime, non le avrebbero mai fatte. Ne sono certo.

Dedicato a tutte le donne.

Ed a chi ci mette il cuore.

Lo Sbadiglio – Il rapporto Scuola-Famiglia latita sempre di più

Cari Genitori, dovete ritornare a scuola. Lo dico sinceramente e con cognizione di causa. E non semplicemente per prendere i vostri figli all’uscita. Dovete tornare a parlare con i professori dei vostri ragazzi. Mail, registri elettronici, chat, newsletter, siti e quant’altro hanno inondato i genitori di comunicazioni che, lentamente, hanno diradato le loro presenze ai consigli di classe, alle assemblee, ai colloqui individuali, alla vita comunitaria della scuola. Perdendo contatto con i professori, e con un patrimonio informativo che non ci possiamo permettere di non condividere. Ma soprattutto, hanno allontanato i genitori dalla vita attiva della scuola, delle sue iniziative, e delle sue esigenze. Lo dico con cognizione di causa, facendo il Presidente del Comitato dei genitori da circa due anni nel liceo di mio figlio.

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Lo Sbadiglio – Scuola: la legge a tutela dei minori chiede ai genitori di ritornare a scuola all’uscita

rientro-Bisogna andare a prendere i figli a scuola anche alle medie. E’ la nuova legge a tutela dei minori a recitarlo, ed il Ministro Fedeli a rafforzarne il valore. Rientrare da scuola a 13 anni da soli è simbolo di fiducia ed indipendenza per tanti ragazzi, un percorso importante per la loro crescita, e per il consolidamento dei temi della fiducia. Ed a quell’età sono spesso loro che non vogliono essere accompagnati.  Ma è in questo specifico momento della loro vita quotidiana che possiamo sperimentare questo percorso o magari possiamo farlo con altri aspetti? 

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Lo Sbadiglio – La buona scuola parte anche da noi genitori

scuolaProfessoressa presa a schiaffi da una mamma. E’ l’utimo in ordine cronologico di tanti episodi di violenza che avvengono nelle scuole. Genitori violenti ed intolleranti, ragazzini viziati e indisciplinati. Professori spesso indifesi e isolati. E’ questa la scuola che vogliamo?

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Lo Sbadiglio – Lavoro: ma i giovani?

mike stimsonLeggevo l’editoriale di Maurizio Ferrera sul Corriere, che mi ha catapultato e drammaticamente nella conferma della mia convinzione, da genitore di due ragazzi, sulla distanza che  l’Italia ancora oggi abbia nei  confronti del mondo dei giovani, dei sussidi, e delle opportunità di poter dare loro una scelta. Dati alla mano che rispetto ad altri paesi europei ci dovrebbero far vergognare. E’ davvero drammatico. E non è solo un semplice tema di “posti di lavoro”.

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