I senzatetto restano sempre gli ultimi. Nell’indifferenza collettiva

Spesso ci dimentichiamo delle cose importanti. Troppo spesso. Ed in questo frastuono delirante , provocato da una voce di propaganda squinternata, ma efficace e risoluta, contro le etnie, penso ad una causa che ho sostenuto e sostengo, quella dei senzatetto. Penso a quanto sarebbe invece importante rivolgere loro uno sguardo misericordioso, una mano tesa per dare loro un futuro, ormai per tanti cancellato. Vittime del loro passato, e del loro presente, che invece non si cancellano. Forse, nel delirio di proposte di schedature, sarebbe molto più utile censire loro, capire le loro storie, cercare di fare qualcosa per aiutarli. Sono i vecchi poveri. I disperati. Gli irrecuperabili. Gli emarginati. Ma sono anche i nuovi poveri. Quelli che sono vittime di una società italiana che ci sta sempre di più stringendo all’angolo. E pensando a questo, penso alle storie che ha raccontato Francesca Barra, nel suo libro “Tutta la vita in un giorno”. Storie che mi colpirono profondamente. Da cui trassi ispirazione per fare qualcosa di concreto per loro, fra cui raccogliere abiti e portarli di persona al mezzanino a Milano. Nulla è cambiato da allora. I senzatetto restano sempre gli ultimi. Nell’indifferenza collettiva. Nel loro districarsi fra panchine anti barbone e pestaggi, uccisioni e molestie gratuite. Ma certo oggi il problema sono gli immigrati, i ROM. Certo, come vengono gestiti sia i primi che i secondi merita interventi adeguati di razionalizzazione. Ma penso alle volte che tanti hanno pronunciato la frase “prima gli italiani”, vendendola ai tanti che hanno dato loro proselito. Ma se “prima gli italiani” ha senso per coloro che vivono una vita dignitosa, a maggior ragione, nelle coscienze di tutti noi, dovrebbe trovare spazio un motto verso coloro che la dignità la hanno ormai barattata per una sigaretta, o una bottiglia di vino. Per un cassonetto, una coperta o una scatola di cartone che possa fare loro da giaciglio.

Ma invece no. Loro erano gli ultimi, e continuano a restare tali. Perché alla fine, basta non vederli. Gli invisibili. Come non li vedevo io, finché non ho letto il tuo libro, le loro storie attraverso le tue parole, e la tua esperienza con loro. E da quel giorno, ho imparato che non basta dare loro una moneta per lavarci la coscienza. Serve di più. Serve dare loro una mano concreta. Verso le amministrazioni locali. Verso le primavere razzistiche come quella che stiamo vivendo ora. Insieme. Perché siamo tutti uguali sotto il cielo stellato. Fino a che ognuno di noi rientra a casa, e lascia le stelle fuori. Invece di averle sempre, come tetto.

Contro-tendenza#

Through the life Recensioni – Recensione del libro “Prova a Dirmelo Guardandomi negli occhi” di Francesca Barra

Titolo: Prova a Dirmelo guardandomi negli occhi

Autore: Francesca Barra

Editore: Garzanti Libri

Pagine: 138

Prezzo: € 14

Hate Speech, Cyberbullismo, Stalking, flaming, harassement, outing, Hate Speech, sexting.

Sono alcuni dei termini che oggi identificano l’odio in rete, e con I quali purtroppo, sempre di più abbiamo dovuto familiarizzare, per connotare tutti gli eventi che negli ultimi tempi si sono susseguiti, e che oggi rappresentano il lato oscuro e più becero del web.

Francesca Barra, parte dalla sua dolorosa storia di odio in rete, subita recentemente, ed affronta questo tema con un saggio che, ripercorrendola, ci fa comprendere tantissimi aspetti del fenomeno, che non sempre si colgono, soprattutto perché amplificati dal distorto mondo della comunicazione mediatica, vittima di numerosi fenomeni di disinformazione piuttosto che di informazione.

Odio verso gli aspetti legati alla vita privata di un personaggio pubblico, ed alla sua felicità, che per un paradosso ancora inspiegabile, vede la rete accanirsi in modo particolare sugli affetti più cari, con diffamazioni inammissibili ed inaccettabili. Alcune in particolare, ad opera di un soggetto identificato, di particolare gravità.

Nel saggio non vengono prese in esame solo le testimonianze di personaggi pubblici, anche di persone comuni. C’è lo specchio sociale, e la spietatezza della Rete a tutto tondo.

C’è il dolore nella sua forma più reale, causato all’interno di un mondo, quello web, che dovrebbe invece favorire la gioia, e la condivisione nelle sue forme più nobili.

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Lo Sbadiglio – Emanuela Loi: la scorta non è un’entità.

A sottolineare che la scorta venisse comunemente chiamata tale senza riferimenti alle persone, è stata per prima Francesca Barra, giornalista e scrittrice che di resistenza alla mafia tanto ha dedicato della sua professione, conducendo anche un programma su Radio1 “La bellezza contro le mafie”, nella dedica proprio agli uomini e donne di scorta del suo “Premio Borsellino”, di cui è stata insignita nel 2012: “dedico questo premio, non alla scorta, perchè la scorta non è un’entità, ma agli uomini di scorta, che sono qui oggi per proteggere molti uomini, che hanno perso la vita per proteggere uomini come Paolo Borsellino e Giovanni Falcone e tanti altri, che hanno nomi, cognomi, storie e famiglie a casa”.

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Lo Sbadiglio – Per il giornalismo d’inchiesta la strada per la verità è sempre di più un Far West. Ostia docet.

Lo raccontano i recenti fatti di Ostia, dove la Troupe di Nemo è stata aggredita a testate da Roberto Spada, intervistato da Daniele Piervincenzi e Edoardo Anselmi, a cui esprimo tutta la mia solidarietà. Non riporterò ne il video ne le immagini dei fatti di ostia, nessuna propaganda alla violenza gratuita. Penso seriamente che il giornalismo di inchiesta sia la parte più pura del giornalismo che oggi rappresenti un valore inestimabile. Andare per strada e sporcarsi le scarpe, come dice spesso Francesca Barra, giornalisata che di inchieste e di storie di verità ne ha condotto tante, è la vera essenza di un mestiere che mi affascina e che forse avrei fatto se non avessi scelto altro. Ma oggi è diventato un mestiere davvero a rischio. Penso ai giornalisti come Federica Angeli, Lirio Abbate, Giovanni Tizian e tanti altri, oggi sotto scorta proprio per quelle inchieste che ricercano le verità più profonde dei mali del Paese.  Quella ricerca della verità costante, che in questo nostro Paese fa così fatica ad emergere, è una missione che comporta rischi, ma che paga tantissimo, per la professione, e per la società. A questo giornalismo, che prende anche le botte come quelle prese dagli inviati di Nemo, pur di arrivare alle verità nascoste, si contrappone la spazzatura di un Giornalismo becero, come ad esemprio la testata “Libero”, che continua a ricercare consenso social con titoli inaccettabili ed indegni, che espongono i giornalisti e redattori al “Far Web” mediatico, per usare la metafora di Matteo Grandi descritta nel suo ultimo libro. Una situazione insostenibile, che forse vede un piccolo raggio di luce perchè l’Ordine dei Giornalisti sembra stia iniziando un nuovo capitolo, schierandosi decisamente al fianco della categoria dopo anni di latenza, quando l’uso delle parole travalica la decenza ed il mezzo di comunicazione di massa diventa arma letale di una parte della società degradata che si nutre di spazzatura e di fronte a queste violenze inaudite. Ritengo fermamente che il giornalismo, quello vero, sia da proteggere, perché è la vera speranza di democrazia che resta in un Paese come il nostro, che sconta fortissime aree di corruzione ed infiltrazione mafiosa a tutti i livelli della società, pubblica e civile. E se qualcuno i giornalisti li mena, o caccia via, la democrazia non la rappresenta di certo. Come chi usa le proprie testate giornalistiche a sproposito. Il giornalismo va salvaguardato. Ed è anche nostra responsabilità, con un processo di selezione attento, che sappia scegliere quali sono le notizie, e quali le non-notizie. Io sto con i giornalisti. Con la libertà di espressione. Che è fra le libertà più preziose che abbiamo

Lo Sbadiglio – Solidarietà a Francesca Barra insultata sul WEB

barraAl fianco di Francesca Barra, Giornalista e scrittrice, insultata ripetutamente sul WEB per la sua relazione con Claudio Santamaria. Insulti pesanti, inaccettabili, che hanno coinvolto anche la sfera familiare, i figli, con ripetuti auguri di morte.  Al suo fianco senza se e senza ma, contro chi non porta rispetto per l’essere umano, per la donna, per la libertà di essere. Condanno duramente come del resto da tempo, qualsiasi comportamento di natura sessista, volto a offendere, insultare, prevaricare, violentare le donne e la loro libertà, comprese le offese verbali, le illazioni e qualsiasi intromissione gratuita nella vita privata delle persone. Il web è solo uno strumento attraverso il quale veicoliamo parte della nostra vita, ed in nessun modo può essere mai considerato un alibi per nascondersi e per destinare le proprie frustrazioni, ossessioni, depravazioni. Ed in tal senso ciò che avviene qui deve avere la stessa valenza della vita materiale, le stesse regole, le stesse responsabilità, e conseguentemente qualsiasi comportamento che violi queste regole deve essere sanzionato alla stessa stregua. Non si può più transigere. Non si può più aspettare. Sta allo Stato intervenire. Ma sta anche ad ognuno di noi farsi parte diligente per segnalare qualsiasi abuso e offesa venga intercettata. Condivido ogni parola di Francesca di questo post allegato e di tutti i post che ha scritto da quando ha denunciato questi fatti così gravi. Ed auspico che vengano presi provvedimenti esemplari per tutti coloro che vengono individuati quali responsabili di questi comportamenti inaccettabili per il rispetto dell’essere umano.

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