Alla fine vinceranno i valori

Alla fine vinceranno i valori. Credetemi. Quando il frastuono vuoto della propaganda cesserà, anche chi ha creduto nel cambiamento promesso dai propagandisti seriali, rivedrà le sue posizioni. Perché alla fine contano sempre i fatti. Quelli concreti. Ciò che conta oggi è su quei valori costruire un presupposto credibile di governabilità democratica. E farsi trovare pronti. Perché oggi, la polvere ed il frastuono stanno solo creando una grande opportunità. Ed è per la ricostruzione della democrazia reale un momento delicato. Serve compattezza di intenti e basi solide su cui costruire. C’è un NOI che manca oggi. Oggi c’è solo un LORO. Ed il loro non ha mai portato a niente. Vedo poca gente che si sta rimboccando le maniche. E tanta gente che aspetta la manna dal cielo di questo nuovo governo fantasma. Quel “noi” è fatto di attenzione a ciò che più conta: la vita di tutti i giorni, i problemi reali della gente, il divario sociale, le iniquità fiscali e contrattuali. Sbarcare il lunario sta diventando sempre di più la normalità ed e qui che bisogna capire meglio quali politiche economiche mettere in piedi. Ma niente si fa da solo. Serve unità. Programmazione e, soprattutto voglia di mettersi in gioco. Sostenuti dalla verità. Dai numeri. Dai fatti. Contro la becera rappresentazione sociale che ci viene proposta oggi. C’è spazio per tutti secondo me per emergere politicamente e mettersi in gioco. Senza aspettare il leader carismatico di turno. Essendo leader di noi stessi. Utopie le mie? Per niente. Segnate questo post. Ne riparleremo

Oggi conta essere, non apparire

Sempre di più. Essere se stessi. Essere veri. Nella vita, sul lavoro, nel web. Apparire è sempre meno “appealing”. Lo show business ha iniziato già da tempo ad accorgersene. I cosiddetti “VIP”, ammesso che ancora ne esistano, sono sempre più raggiungibili, normali, che raccontano se stessi, le loro debolezze le loro esistenze. Veri. Ed hanno molto più riscontro. Il consenso che uccide inesorabilmente il successo. E’ un cambio di paradigma epocale. Apparire è riflesso dello specchio sociale, che spesso non riflette la verità del percepito. Quindi partire e ripartire da se stessi. Senza subire condizionamenti da quello specchio sociale. Siamo testimoni di un tempo che necessita di persone che si mettono in gioco. Che non è da tutti, e non è per tutti. Non lo è per chi non è abituato ad essere più convinto che convincente. Lo dimostrano trasmissioni come il Grande Fratello Vip che ha drammaticamente messo in evidenza come la normalità applicata a personaggi nati, cresciuti e diventati famosi nel classico percorso dello “show business” possa essere così difficile da essere resa pubblica e non “ressa” pubblica come è stata, passatemi il gioco di parole. Lo show business ed in generale i personaggi pubblici quindi sono diventati molto più raggiungibili. Più persone che personaggi. Più attenti alle cause importanti di cui sono spesso testimoni. Ma il paradigma è valido per tutti noi. Nella vita di tutti i giorni. Quell’ “essere” che diventa soprattutto esserci. Solidarietà, cause sociali, impegno civile, sono queste le grandi soddisfazioni che il nostro tempo ci regala se abbiamo voglia di spenderci. Di contribuire al miglioramento del mondo che ci circonda. Ed anche le Aziende hanno imparato ad esserci. Commercio etico, sostegno alle iniziative solidali, welfare nei confronti dei dipendenti, temi che un tempo erano lontanissimi dalla creazione del valore economico. Ecco. Oggi prevale in generale la creazione del “valore” in quanto tale. Essere vuol dire fare parte della catena del valore che ci protegge, e può creare quella rete di sostenibilità che l’economia reale non ha saputo finora costruire, per effetto dello sbilanciamento verso la creazione di valore finanziario e non economico-sociale. Essere veri e quindi costa la moneta che si chiama coerenza, e ripaga in controvalore doppio che si chiama credibilità e consenso, che spesso ripaga molto di più della moneta “finanziaria” che si chiama “successo”.

Contro-tendenza#

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

Cari amici, dopo quasi due anni di pubblicazioni più o meno giornaliere, ho deciso di interrompere il blog “Lo Sbadiglio del Mattino”.

È stata un’esperienza bellissima, con la produzione di centinaia di contenuti che hanno seguito l’evoluzione della nostra vita quotidiana.

Ho voluto sperimentare me stesso nella capacità di scrittura all’impronta, cercando di dare un punto di vista il più neutrale possibile su tanti accadimenti che ci hanno visto partecipi da giugno 2016.

Ed è stato un cammino di grande valore per me.

Ma il ritorno in termini di consenso social non è stato in linea alle mie aspettative, e lo sforzo produttivo giornaliero è significativo.

Ho anche cercato spazio in qualche testata giornalistica, ma avendo poco seguito nei vari social non ho trovato modo di poter far fare al blog il salto che avrebbe secondo me meritato.

Sicuramente un tema di contenuti che non hanno avuto la presa giusta, oltre l’infrastruttura che ho utilizzato, che di fatto crea troppi passaggi, fra pagina Fb e blog, in un mondo web che pretende contenuti fruibili direttamente. Riscontro che ho trovato molto di più quando gli stessi contenuti li ho pubblicati in chiaro qui in questa bacheca.

Ho quindi deciso di dare più spazio alla scrittura direttamente su questa pagina, e sul blog che a questo punto sarà più personale, e mi identificherà meglio.

Resterà quindi attiva la pagina Facebook de Lo Sbadiglio che conta più di 1000 contatti nella quale continuerò a condividere i miei contenuti di rimando da questa, oltre al sito, nel quale aprirò una pagina dedicata al vecchio blog in modo da avere i contenuti a disposizione.

Mi voglio dedicare principalmente all’iniziativa “Contro-tendenza#”, ed alla scrittura del libro, di cui Lo Sbadiglio sarà protagonista sicuramente

Volevo ringraziarvi personalmente tutti per il grande supporto, la condivisione, la critica costruttiva che mi avete regalato durante questa avventura, aspetti preziosi che porto con me nel cuore.

Ci vedremo quindi più spesso qui, con i miei post sulle cose della vita, sui fatti quotidiani e sui contenuti contro tendenza.

Spero in questo modo di poter essere più fruibile e di incontrare ancora tutti voi, e tutti gli amici che si vorranno unire a questo cammino, grazie anche alle vostre condivisioni.

Grazie ancora.

Roberto

Lo Sbadiglio – Contro-tendenza: basta con le “trending topics”

Ormai è diventata una sfida. Contro Tendenza è d’obbligo. Sui social gli hashtag sono il pane quotidiano dell’orientamento del consenso, e questo osservo da un po di tempo sta diventando preoccupante. Su twitter specialmente, se non metti un hashtag in tendenza, difficilmente ciò che scrivi verrà diffuso. Per contro, si vive sempre di più seguendo le tendenze, per catturare consenso, likes, RT, insomma chi più ne ha più ne metta.

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Lo Sbadiglio – Se Tim Cook non vuole che il nipote usi i Social…

Potrebbe essere un nonnetto come tanti altri. Ed invece è il CEO di APPLE. Lo ha dichiarato in Essex ad una platea di studenti dell’Harlow College (Fonte Sole 24 Ore). Ed io trovo questo messaggio in perfetto stile “leadership” fatta con il cuore. Rivoluzionario. Vero che il tema delle dipendenze dalla tecnologia degli adolescenti è delicato ed Apple non ha mai messo in campo iniziative concrete come per altri temi, ma altrettanto vero è che un CEO di un’azienda così importante poteva scegliere di non dichiarare le sue perplessità sui Social Media, che tutto sommato sono comunque  – oggi – un veicolo importante di trasmissione delle informazioni e delle pubblicità. Ma lo ha fatto.

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Lo Sbadiglio – Social è sinonimo di sociale, socializzare. Ma non è esattamente così

Facciamo una riflessione su questo? La parola “social”, o meglio Social Media è sicuramente sinonimo di socializzare, sociale, includere, condividere, considerare. Se ci riflettiamo ultimamente sui social accade esattamente il contrario: dividere, emarginare, denigrare, isolare, inimicare. Questa è la realtà dei fatti. Un ossimoro evoluto dei tempi moderni. Lo scopo aggregante dei social media è andato via via disperso per lasciar spazio a dibattiti sterili, commenti inutili e offensivi. I “Social” sono diventati i portavoce di noi stessi, sempre più individualisti: lo dimostra il fatto che Instagram ha avuto una crescita esponenziale proprio perché è diventato, con le stories, il racconto della nostra vita.

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Lo Sbadiglio – Lettera a Renzi e Di Maio: la vera sfida è cambiare il Paese non il testo dei tweet

Ci mancava la sfida a duello su Twitter. Che conferma quanto ho scritto ieri circa il dibattito politico. Cito testualmente:

Di Maio: non è una fake news: @matteorenzi ha un accordo per spartirsi la Sicilia e l’Italia con Berlusconi. Voglio un confronto tv dopo il 5. Ci stai?

Renzi: Ok, Di Maio, accolgo la tua sfida. Mi va bene martedi 7 novembre. Decidiamo se farlo in Rai o su altra rete televisiva. Io ci sono. #AVANTI

Cari Renzi e Di Maio, la vera sfida non è sulle liste della Sicilia, o sulla legge elettorale. Ne tantomento su chi è laureato dei due, o meno. La vera sfida è sul saper cambiare questo Paese. Siamo veramente stanchi di questo modo di intendere la politica. Dell’apparenza e non della sostanza

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Lo Sbadiglio – Twitter raddoppia da 140 a 280 caratteri. C’è chi dice NO. Io dico SI.

twitterAGGIORNAMENTO – Come annunciato ecco il risultato del sondaggio su twitter: come vedete, i “puristi” resistono ma la voglia di allargare il numero delle parole ha raggiunto una percentuale decisamente considerevole. Nessuna vittoria stracciante dei 140 caratteritwitter1

Twitter raddoppia. Da 140 a 280 caratteri. Non per tutti per ora, solo un gruppo di “Test”. Fine di un mito che ha caratterizzato il mondo social per tutti questi anni. Fine della riceca della sintesi massima per poter esprimere i concetti nel modo migliore. Dei sinonimi e dei contrari. Di uno stile di scrittura unico ed irripetibile per comunicare. Di una vera e propria “lingua” o “codice” fatto più di Hashtag, Link, Immagini e Video per esprimere i concetti che di parole. Sarà una rivoluzione, questo è sicuro. Il dibattito è sicuramente aperto fra i “Twitteriani” fra cui ovviamente mi annovero anche io. Ci sono i “puristi” che ovviamente rinnegano questa scelta, considerandola scellerata. Un abbandono di identità forte, una via verso il fallimento. La ricerca di assomigliare piuttosto che distinguersi. Dove però distinguersi troppo non fa poi così tanto successo, come abbiamo visto nella recente esperienza di “Sararah”, nuovo instant social anonimo che è stato un vero e proprio “Flop”. E neanche “Snapchat” ha avuto così tanto mercato, surclassato dalle “Instagram Stories”, anch’esse osteggiate dai puristi di Instagram, e poi divenute un vero e proprio “Trend” , una sorta di Grande Fratello “consapevole” di tutti noi, a tratti irrinunciabile per alcuni. Cosa ne penso io? Io mi annovero fra i possibilisti e quindi sono favorevole. Trovo ci sia ancora coerenza in un’apertura ai caratteri non illimitata. Penso che dare più spazio alle parole anche su Twitter possa invogliare i reticenti, e possa allargaree la platea di utenti. Sono convinto che non si snaturi quello stile, quel “codice” anzi si rafforzi la potenza di un social “Globale” che ha potenzialità ancora inespresse. Credo anche che poter esprimere meglio i concetti, senza invenzioni lessicali o stilistiche particolari sia una via per limitare i “misunderstunding”, il cannibalismo mediatico, considerato che Twitter è divenato ormai un canale “ufficiale” di comunicazione pubblica e politica. Sono certo che come per altre innovazioni nelle piattaforme, superato il disorientamento iniziale, ci sarà apprezzamento per questa leggera inversione di rotta. Di quello che ne pensa realmente l’esercito di Twitter ne sapremo di più fra qualche giorno, a valle dell’esito di un sondaggio che ho lanciato sulla piattaforma. Stay Tuned!!

Fonte: AGI Qui articolo AGI