Eravamo in tanti ad ascoltare Roberto Saviano e ci siamo guardati negli occhi

Eravamo insieme oggi ad ascoltare Saviano a Milano. Eravamo i “buonisti”. Si. E ne sono orgoglioso. Eravamo quelli che credono nello Stato, e lo rispettano. Eravamo quelli che credono nell’accoglienza e nell’integrazione. Eravamo quelli che non hanno paura di dire il nome “mafia”, di urlarlo se serve. Eravamo quelli che hanno il coraggio della paura. A cui la paura non spaventa. Eravamo quelli che credono nello Stato e nella protezione che fornisce a chi è in pericolo di vita per aver urlato che la mafia esiste. Eravamo quelli che vedono solo persone per strada, non vedono razze, religioni o orientamenti sessuali. Eravamo quelli che dalla diversità si arricchiscono. Non si spaventano. Eravamo quelli che pensano che la vita umana venga prima di tutto. Eravamo quelli che ritengono che l’integrazione sia fondamentale per guardare al futuro, e che servano regole che vadano rispettate. Eravamo quelli che agli insulti rispondono con le argomentazioni, con i fatti. Eravamo, soprattutto tanti, e ci siamo guardati negli occhi. Ed abbiamo sorriso.

Oggi conta essere, non apparire

Sempre di più. Essere se stessi. Essere veri. Nella vita, sul lavoro, nel web. Apparire è sempre meno “appealing”. Lo show business ha iniziato già da tempo ad accorgersene. I cosiddetti “VIP”, ammesso che ancora ne esistano, sono sempre più raggiungibili, normali, che raccontano se stessi, le loro debolezze le loro esistenze. Veri. Ed hanno molto più riscontro. Il consenso che uccide inesorabilmente il successo. E’ un cambio di paradigma epocale. Apparire è riflesso dello specchio sociale, che spesso non riflette la verità del percepito. Quindi partire e ripartire da se stessi. Senza subire condizionamenti da quello specchio sociale. Siamo testimoni di un tempo che necessita di persone che si mettono in gioco. Che non è da tutti, e non è per tutti. Non lo è per chi non è abituato ad essere più convinto che convincente. Lo dimostrano trasmissioni come il Grande Fratello Vip che ha drammaticamente messo in evidenza come la normalità applicata a personaggi nati, cresciuti e diventati famosi nel classico percorso dello “show business” possa essere così difficile da essere resa pubblica e non “ressa” pubblica come è stata, passatemi il gioco di parole. Lo show business ed in generale i personaggi pubblici quindi sono diventati molto più raggiungibili. Più persone che personaggi. Più attenti alle cause importanti di cui sono spesso testimoni. Ma il paradigma è valido per tutti noi. Nella vita di tutti i giorni. Quell’ “essere” che diventa soprattutto esserci. Solidarietà, cause sociali, impegno civile, sono queste le grandi soddisfazioni che il nostro tempo ci regala se abbiamo voglia di spenderci. Di contribuire al miglioramento del mondo che ci circonda. Ed anche le Aziende hanno imparato ad esserci. Commercio etico, sostegno alle iniziative solidali, welfare nei confronti dei dipendenti, temi che un tempo erano lontanissimi dalla creazione del valore economico. Ecco. Oggi prevale in generale la creazione del “valore” in quanto tale. Essere vuol dire fare parte della catena del valore che ci protegge, e può creare quella rete di sostenibilità che l’economia reale non ha saputo finora costruire, per effetto dello sbilanciamento verso la creazione di valore finanziario e non economico-sociale. Essere veri e quindi costa la moneta che si chiama coerenza, e ripaga in controvalore doppio che si chiama credibilità e consenso, che spesso ripaga molto di più della moneta “finanziaria” che si chiama “successo”.

Contro-tendenza#

Lo Sbadiglio – E’ la donna ad esser festa. Quando noi uomini capiremo questo, sarà tutto molto, molto diverso

La festa non è della donna. E’ la donna una festa. Quando noi uomini capiremo questo, sarà tutto molto, molto diverso. Quando capiremo che lo scopo di amare è quello di liberare, non di incatenare. Che amare non è possedere. Quando sapremo insegnare ai nostri figli maschi il rispetto sin da piccoli, attraverso il rispetto delle nostre mogli. Quando avremo il coraggio di lasciar uscire nostre figlie vestite come vogliono, senza pregiudizio. Quando al lavoro smettteremo di fare avances, di emarginare, vessare e penalizzare le donne. Quando capiremo che l’unica donna integerrima non è solo nostra madre, ma che tutte le donne vanno amate e rispettate per quello che sono: persone prima di tutto. Potrei scrivere pagine per descrivere quanto ancora noi uomini siamo lontani dalla concezione della donna libera e paritetica. E’ palese. Certo non tutti. Meno male. Ma tanti. Ancora troppi. Che non hanno una visione della Donna centrata.

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Through the life Recensioni – Recensione del libro “Prova a Dirmelo Guardandomi negli occhi” di Francesca Barra

Titolo: Prova a Dirmelo guardandomi negli occhi

Autore: Francesca Barra

Editore: Garzanti Libri

Pagine: 138

Prezzo: € 14

Hate Speech, Cyberbullismo, Stalking, flaming, harassement, outing, Hate Speech, sexting.

Sono alcuni dei termini che oggi identificano l’odio in rete, e con I quali purtroppo, sempre di più abbiamo dovuto familiarizzare, per connotare tutti gli eventi che negli ultimi tempi si sono susseguiti, e che oggi rappresentano il lato oscuro e più becero del web.

Francesca Barra, parte dalla sua dolorosa storia di odio in rete, subita recentemente, ed affronta questo tema con un saggio che, ripercorrendola, ci fa comprendere tantissimi aspetti del fenomeno, che non sempre si colgono, soprattutto perché amplificati dal distorto mondo della comunicazione mediatica, vittima di numerosi fenomeni di disinformazione piuttosto che di informazione.

Odio verso gli aspetti legati alla vita privata di un personaggio pubblico, ed alla sua felicità, che per un paradosso ancora inspiegabile, vede la rete accanirsi in modo particolare sugli affetti più cari, con diffamazioni inammissibili ed inaccettabili. Alcune in particolare, ad opera di un soggetto identificato, di particolare gravità.

Nel saggio non vengono prese in esame solo le testimonianze di personaggi pubblici, anche di persone comuni. C’è lo specchio sociale, e la spietatezza della Rete a tutto tondo.

C’è il dolore nella sua forma più reale, causato all’interno di un mondo, quello web, che dovrebbe invece favorire la gioia, e la condivisione nelle sue forme più nobili.

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Lo Sbadiglio – Cara Catherine Deneuve, importunare non è corteggiare

Certo, dopo il discorso di Ophrah Winfrey, le parole di Catherine Deneuve e delle altre 99 firmatarie della lettera aperta indirizzata a Le Monde suonano in dissonanza. Soprattutto se parliamo di “libertà di importunare”. Ora non so se ci sia una cattiva interpretazione o traduzione, ma l’accezione di questa parola è ben diversa dal semplice “corteggiare”. E qui dobbiamo stare attenti. E lo dico da uomo. La perseveranza nei comportamenti invasivi della privacy altrui oggi si chiama “Stalking”. Ed “importunare” una Donna o un Uomo è sicuramente un preludio a questo reato. Un conto è mandarti un mazzo di fiori, altro è metterti la mano sul di dietro. Un conto è chiederti insistentemente di uscire, altro è piazzarmi sotto casa tua e farti la posta tutti i giorni.

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Lo Sbadiglio speciale 25 Novembre – Non servirà a niente questa giornata se non smetteremo di processare le vittime invece dei carnefici

L’emblema dello stato di arretratezza culturale che caratterizza il rapporto fra l’uomo e la donna e quello fra vittima e carnefice in Italia sono quelle 250 domande che la difesa dei due carabinieri ha rivolto alle due ragazze americane durante l’incidente probatorio.

Oggi celebriamo la giornata internazionale contro la Violenza sulle Donne, ed è importante che ci sia un segnale forte.

Ma questa celebrazione non servirà a niente. Niente. Niente se ci saranno ancora avvocati della difesa che adotteranno la linea dello screditamento della vittima per dimostrare che in qualche modo il carnefice è stato indotto e provocato.

Non servirà a niente se ogni volta le vittime saranno violentate di nuovo da chi vuole scavare nella loro anima per distruggerne l’integrità morale.

Non servirà a niente se non si cercherà viceversa di capire che cosa spinge un uomo ad abusare di una donna. Se non si va alla radice di questo problema.

Leggo dibattiti infiniti su vestiti, gonne, tacchi, orari, locali. Radiografie della potenziale provocatrice che si susseguono. Non leggo mai di stalking, ossessioni, gelosia, morbosità, possesso, aberrazione.

Non servirà a niente questa giornata se non sposteremo il baricentro del problema sui carnefici, e la loro ossessione, la loro violenza, la loro condizione umana.

Questo perché è fondamentale portare consapevolezze nuove attorno a questo fenomeno drammatico in Italia. Bisogna dare speranza nuova sulle nuove generazioni. Ho visto attenzione nelle scuole.

Ho visto che i nostri ragazzi hanno iniziato un percorso nuovo. Serve però che a tutto tondo ci sia coerenza nell’approccio al fenomeno. Educare al rispetto della donna. Partendo dalle scuole. Si

Ma anche dalle famiglie.

Usare i media e soprattutto i social media per creare questa cultura in modo da raggiungere il numero più grande di persone.

Ma soprattutto dare anche rispetto alla donna. Come? Facendo cultura prima di tutto. In qualsiasi modo. Cultura del rispetto. Cultura della libertà di espressione. Nel vestire. Nel modo di essere. Cultura di libertà di volare. Di essere libere. Far capire che amare vuol dire liberare, non possedere e incatenare.

Rispetto anche nell’aiutare le donne. Creando per esempio percorsi più facili per le denunce rafforzando le questure e i commissariati con personale specializzato. Attivare nuovi protocolli di azione e nuove deleghe che possano dare strumenti nuovi per agire sin dalle prime denunce.

Attivare la pratica del whistleblowing anche per denunciare le molestie sessuali non solo per le condotte non conformi sotto il profilo procedurale, nelle aziende e nelle amministrazioni pubbliche.

Insomma non mi dilungo su questo. Ci siamo capiti.

Infine penso che serva soprattuto metterci più cuore. Tutti. Lo stesso cuore che oggi mettiamo al servizio di questa giornata, serve che lo mettiamo tutti i giorni al servizio di questo problema grave.

Perché agire col cuore è ben altra cosa. Se gli avvocati della difesa di quei due carabinieri avessero agito col cuore, quelle 250 domande così distruttive della dignità delle vittime, non le avrebbero mai fatte. Ne sono certo.

Dedicato a tutte le donne.

Ed a chi ci mette il cuore.

Lo Sbadiglio – Caso Weinstein: c’è ancora qualcuno che pensa che non sia un bene che sia venuto fuori?

Io sono convinto assertore che sia stato un bene assoluto che il caso Weinstein sia scoppiato. Prendo spunto da un’intervista a Carla Bruni, che afferma altrettanto, per dire che me ne frego se i fatti risalgono a decenni fa, e così via. Lo affermano i dati ISTAT,  che oltre 1 milione di donne sono costrette a portarsi dentro le violenze che non necessariamente sono carnali. Violenze che  – oltre all’allarmante ed evidente aspetto legato agli stupri –  fra quelle psicologiche e vessazioni si attestano al 40% del campione. E non è poco dire che 4 donne su 10 subiscono costrizioni o limitazioni alla loro libertà che possono sfociare anche nei comportamenti del caso Weinstein, laddove l’interlocutore sia un potente magnate del Cinema. Allora di che parliamo?

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Lo Sbadiglio – Migranti: la tratta dell’orrore non ha ormai fine.

donne26 donne trovate morte. Orrore senza fine. Commenta così Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef per l’Italia:

“Siamo sconvolti, non si può continuare a morire nel Mediterraneo. Noi tutti, l’Europa, il mondo, dobbiamo aver il coraggio di inginocchiarci e chiedere perdono di fronte al dramma di tutte queste morti in mare”

Ed io mi chiedo che senso abbia tutto questo. Dove risieda l’incapacità di porre rimedio ad un dramma che chiamare umanitario è oggi un insulto all’umanità stessa. Non è umanitario un dramma che passa per l’indifferenza complessiva della gente. Assuefazione al dolore? Forse. Perchè non si riesce a fermare? Quali sono gli interessi che ruotano attorno a questo esodo infinito, fra morte, aberrazione, schiavismo e abbandono? Che cosa resterà nelle generazioni sopravvissute a tutti i soprusi, le guerre e le fughe solitarie di bambini soli, abbandonati a loro stessi?

Chi può darci le risposte? Perchè la vita, prima o poi le risposte a coloro che sono colpevoli e responsabili, le chiederà. Ed anche se viene spesso voglia di arrendersi a tutto questo, all’impossibilità di vedere luce in questo disastro epocale, bisogna trovare sempre la forza di continuare a cercare queste risposte. Sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale affinchè si vada alla radice del problema, si cerchino soluzioni diplomatiche laddove necessarie, per ristabilire la pace laddove si sia persa, per aiutare i popoli che hanno bisogno. Ma forse queste sono solo utopie, forse neanche più le parole possono servire. Forse siamo ad un punto morale ed etico di non ritorno. E questo mi preoccupa. Moltissimo.

Fonte Sole 24 Ore

Photo credits: web

Lo Sbadiglio – Molestie sessuali: in Francia a breve fuorilegge anche quelle per strada

molestieMentre noi in Italia ci prodighiamo ad accusare le vittime, invece di giudicare e condannare i molestatori seriali, in Francia le Pari Opportunità propongono una legge che punisca i comportamenti sessisti e le molestie perpetrate per strada, nei mezzi pubblici, a danno delle donne. Sarà quindi punito anche il “fischio” classico che in Italia è stato immortalato anche in diversi Film? La riflessione verte sulla distinzione fra “apprezzamenti” e “molestie”.

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Lo Sbadiglio – A Cartabianca la rivoluzione di Asia Argento

cartabiancaE’ una rivoluzione delle donne dice Asia, da Berlino, provata ma molto determinata. E forse ha proprio ragione. E’ finalmente una rivoluzione aggiungo io. Il messaggio dirompente che ha mandato ieri durante l’intervista, vale doppio. Libera se stessa e tantissime donne, e colpisce dritto nell’intimo di ogni uomo. Eh si, perchè sappiamo tutti quanto trasversalemente, in tutti i campi del lavoro, la prevaricazione e l’abuso di potere a sfondo sessuale di stampo maschile sia stata, e purtroppo sia ancora, una prassi consolidata.

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