Facciamo outing: questo Governo non mi piace

Facciamo outing una volta per tutte. Questo governo non mi piace. Non mi piace l’approccio leghista. Non mi piace quello dei Cinque Stelle. Purtroppo dell’opposizione non posso dispiacermi perché inesistente. Di fatto. Non mi piace un Premier terzo non politico che non è rappresentativo. Di fatto. Non voglio andare sui luoghi comuni che hanno contraddistinto il dibattito sinora, voglio soffermarmi su alcuni concetti che ho dentro. Per fare il cambiamento non serve aizzare la pancia della gente. Il “Popolo Sovrano” non è in grado di governare. La storia lo insegna. Solo specchietti per le allodole. La gente ha scelto di cambiare. Evidente. Ma in cosa consiste questo cambiamento? Dove sono concretamente i piani programmatici strutturali che consentano di trovare i fondi per sostenere gli interventi richiesti? Non ci sono. All’evidenza. Serve creare terrorismo per affermarsi? Non credo. La paura non ha mai portato da nessuna parte se non alla recessione umana e sociale. Quindi? Dove sono le competenze eccellenti che possono fare la differenza al governo quale rappresentanza eletta dal popolo? Non mi pare di vederle. Vedo solo violenza psicologica ad ampio spettro, spesso fuori luogo. Ed una supremazia intellettuale derivante dalla felicità di pensare che la “casta” sia l’elemento da combattere. Che il vagabondo, il migrante, l’ultimo sia il pericolo. E non l’opportunità di riscatto della società. E non vedo attenzione verso le cose che contano. Povertà. Digitale. mafia. Corruzione. Scuola. Cultura. Non mi basta un accenno ad internet di un Ministro del Lavoro come simbolo dell’attenzione di questo governo all’analfabetismo digitale che nel nostro paese pesa un terzo della popolazione. La crescita su cosa si basa? Su mestieri superati ed anacronistici? O su nuovi mestieri digitali, startup e nuova disciplina del fallimento? Non mi sembra. Sicurezza. Armare tutti è la soluzione? O forse dare più risorse alle Forze dell’ordine è più corretto? Investire nella prevenzione e intelligence invece che nella reazione personalizzata non sarebbe meglio? Combattere il crimine erodendolo prima che possa colpire non è meglio che lasciarlo colpire e far rischiare al cittadino con la pistola di essere ammazzato? No perché forse si sottovaluta che se armiamo tutti tutti poi andranno a far rapine armati e pronti ad uccidere. Ma verrò sicuramente smentito dai felici del cambiamento delle parole e non dei fatti. Fatevi avanti. Ma fatelo con dati precisi e puntuali. Senza qualunquismo. A quelli risponderò volentieri.

Lettera al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Lettera al Presidente Giuseppe Conte.

Onorevole Presidente Conte, il suo discorso è elegante, e la rappresenta appieno. Nella sua eleganza, sembra quasi scritto di suo personale pugno, e non condiviso con le forze politiche di maggioranza, che Lei rappresenta, per uno stile decisamente diverso. Ci sono diversi punti interessanti. Penso ai diritti dei diversamente abili, sicuramente trascurati in questi anni, ed alla tutela dei cittadini nei confronti di una giustizia veloce, tutelante. Anche se mi preme ricordarle che la Giustizia non è – come lei l’ha definita – un Servizio, che presupporrebbe un corrispettivo, ma un diritto. Riveda questa accezione la prego. A tratti, il suo discorso mi ha colpito positivamente, per la sua inclinazione alla tutela dei diritti del cittadino, che non trovo però identificarsi in una parola come “potenziamento” della legittima difesa, che apparirebbe legata più ad un tema di arsenale a disposizione piuttosto che di una riorganizzazione della visione più garantista nell’ambito di una potenziale reazione a tutela della privata proprietà. Che è il vero nocciolo della questione. Trovo meno interessante il Suo riferimento al business dell’immigrazione collegato alla sua definizione di “mantello della finta solidarietà”, che evoca inevitabilmente le tristi occorrenze di errori madornali proprio di quella “Giustizia” inquirente che mise alla gogna le organizzazioni non governative che hanno salvato migliaia di vite nel mediterraneo. Lei, Presidente, su questo deve essere più corretto: il mantello del business dei migranti non si chiama solidarietà, si chiama mafia. Ed è su quello che deve porre la sua azione governativa. Si chiama disorganizzazione nell’accoglienza per la latenza dello Stato. È su questo che deve intervenire. Bene il pensiero sulla Sanità. Questo è un tema cruciale che se riesce a portare a casa sarà sicuramente uno de pochi elementi di “vero” cambiamento che traggo dalle sue parole. La Russia. Beh, non è mai successo che -salvo smentite che chiedo di fare su questo mio messaggio – un Presidente del Consiglio, nel suo discorso di insediamento, abbia esplicitamente dichiarato di voler essere “fautore” di una riapertura nei confronti di un paese che è stato sanzionato dalla stessa Europa che Lei dichiara di voler sostenere. Porterei alla Sua attenzione, dopo l’affermazione circa le ripercussioni gravi che queste sanzioni porterebbero alla popolazione civile russa, che nulla è stato detto da Lei circa le politiche estere nei confronti dei paesi che sono origine delle migrazioni epocali. Il business della Migrazione Presidente è fatto di altri fattori oltre il mantello della solidarietà. È fatto di armi, di guerre “necessarie” per dare vita al business delle armi. Di sfruttamento delle risorse naturali dei paesi con foraggiamento dei ribelli. Di dittature oppressive e di guerre inaccettabili come quelle della Siria, il genocidio contemporaneo della nostra epoca, che si compie sotto l’indifferenza di tutti. Ma Lei pensa alla Russia. Ecco, questo mi rattrista. E mi fa pensare che i tanto agognati poteri economici e finanziari che Lei nel suo discorso vuole combattere in Italia, di fatto siano un paravento per altri poteri. Quindi un non-cambiamento. Chiudo questo mio intervento Presidente, riferendomi alle sue parole sul debito Pubblico, ed alla sua affermazione sulla crescita. La crescita oggi è centrata sul Digitale. Nel suo governo non si fa menzione assoluta di questo tema che è centrale nelle nuove generazioni. La crescita del digitale e quindi di tutti i servizi ad esso connessi sono già il passato in altre nazioni, e sono per questa Italia un futuro che -se il suo governo non gestirà – non potrà essere mai scritto. Nella sua crescita c’è una visione antica. Fuori dal tempo. Mi creda Presidente, riveda i piani ed aggiunga nel contratto un capitolo intero dedicato a questo tema. Perché altrimenti, i giovani, di cui nel suo discorso onestamente ho sentito poco parlare, saranno completamente tagliati fuori da quella crescita che Lei, in modo onesto, vuole contrapporre al debito pubblico. Definitivamente. Buon lavoro Presidente ed in bocca al lupo a tutti gli Italiani che Lei, oggi, è tenuto a rappresentare. Costituzionalmente.

Contro-tendenza#

Lo Sbadiglio – La Nazionale di Calcio Femminile dovrebbe essere seguita sempre non come seconda scelta

Non farò moralismo o retorica. Sia chiaro. Che sia uno sport meno seguito è palese. Lo è sempre stato. Discriminato come tanti sport femminili, fuori dai riflettori, relegato alle pagine finali dei giornali sportivi, alle reti minori, e così via. Poco amato anche dal Sig. Tavecchio, autore di commenti che forse ci siamo dimenticati, ma che erano inaccettabili, e che già dall’epoca forse dovevano far riflettere sull’opportunità che lui fosse la persona giusta nella sedia giusta. Ma che il Calcio Femminile, e la Nazionale, in corsa anch’essa per il mondiale di Francia 2019, venga citata ora – e non solo sui social – come alternativa possibile al sogno infranto da quella maschile, mi sembra davvero fuori luogo.

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Lo Sbadiglio – Ius Soli: basta teatrino della politica

iusssoliBasta teatrino. Basta giochi di palazzo. Basta sentire parlare di vittoria della destra o di sconfitta della sinistra. E soprattutto basta disinformazione. Smettiamola di produrre contenuti fuorvianti sui concetti del diritto di cittadinanza. Flussi migratori, invasione, malattie, epidemie, lavoro sottratto. Non se ne può più. E’ una vergogna. Un teatrino politico e mediatico inverecondo. E basta con i giochi legati ai numeri. Si deve approvare a maggioranza larga. Deve essere una legge bipartisan. Che ognuno faccia un esame di coscienza. Una legge che disciplini il diritto di diventare cittadini italiani è un atto di civiltà di un Paese che si reputi tale. Figli come i nostri che studiano con i nostri. Persone che vivono, lavorano, producono e sono integrate nel tessuto della nostra società, pur mantendo intatti i loro riferimenti culturali. Ed è proprio nella condivisione delle differenze che si crea il valore. Penso all’america, ed ai tanti immigrati che hanno supportato il boom digitale informatico e che oggi sono fondamentali per l’innovazione digitale. La politica deve stare al servizio del paese, non al servizio della politica. Vorrei che ogni rappresentante della politica pensasse a suo figlio, o ad un nipote, che va a scuola ed ogni giorno incontra un suo amico che sta aspettando la cittadinanza, e che facesse una riflessione sul futuro differente che potrà avere se non gli diamo un futuro da cittadino. Stessa scuola, stesse aspirazioni di nostro figlio o nostro nipote. Nato in Italia, senza che ci stia rubando niente. Allora, se non daremo un’opportunità a queste persone di diventare cittadini italiani, non saremo noi che avremo vinto nessun diritto, nessuna battaglia politica, nessuna discussione becera sui social, nessun premio per la salvaguardia della nostra sovranità, sarà l’amico si nostro figlio ad aver perso, e noi con lui. E saremo colpevoli per aver privato queste persone oltre che di un diritto legittimo, soprattutto di un futuro. Il loro futuro.

Fonte – Corriere Della Sera http://www.corriere.it/politica/17_settembre_12/ius-soli-cittadinanza-resa-pd-parlamento-c214abcc-97ee-11e7-8ca4-27e7bbee7bdd.shtml

Photo credits: Avvenire