Ma il Digitale per questo governo esiste?

Spero che questo governo si occupi del digitale. Della crescita del settore. Dei nuovi mestieri del settore da identificare, normalizzare, tutelare, regolarizzare. Perché il futuro è già passato in questo settore. Perché gran parte dei nostri giovani stanno studiando ingegneria digitale, comunicazione digitale, design ed architettura digitale, video making, social media managing, IT manager, IT security manager, IT architect e tanti altri aspetti che oggi non sono inquadrati correttamente ne sotto il profilo normativo, lavorativo, contrattuale. Nel famoso contratto di governo non si parla di questo, ma non è detto che non se ne possa discutere e parlare. Essere miopi ora in questo processo di digitalizzazione vuol dire alimentare lo sfruttamento e impedire la crescita sostenibile di tutto ciò che al digitale è collegato. Vuol dire lasciare che le aziende facciano il bello ed il cattivo tempo utilizzando specialisti alla stregua di generalisti, con paghe evidentemente non appropriate. Ed in questo la grande partita la dovrebbero giocare i sindacati, che quando pensano all’industria ed alla metalmeccanica, la cosiddetta “catena di montaggio”, dovrebbero uscire dal paradigma del bullone ed entrare in quello delle stampanti 3D. Perché se anche il sindacato non si evolve, si ammoderna e si accultura, è un sindacato obsoleto ed inutile. E da osservatorio utile e risorsa diventa zavorra. Tanto da fare in questo, e forse, un partito del digitale puro avrebbe terreno fertile per poter crescere. Le nuove direttive sulla tutela dei Dati ci insegnano quanto sia sempre più importante avere in azienda persone preparate sulle piattaforme, sulla loro sicurezza, e sulle modalità di protezione delle informazioni, che scontano aspetti di architettura informatica sofisticati e che richiedono sempre di più elementi preparati a gestirli, anche per le multe che possono essere comminate per il mancato rispetto delle disposizioni. Vedo un ministero per il Sud e non vedo un ministero per il Digitale. Penso che il Sud sia una delle più grandi risorse proprio per la crescita di questo settore. Far ritornare i giovani nei territori, valorizzarli con iniziative legate a Start-up del digitale che coniughino le risorse del territorio con i vari settori come eno-gastronomia, artigianato, innovazione, cultura, turismo e servizi abbinati alle opportunità gestionali che offre il digitale potrebbero far risorgere luoghi e aree oggetto di spopolamento ed emigrazione. Lavorare nella propria terra oggi con le opportunità offerte dalla tecnologia, dal web e dal digitale dovrebbe essere una priorità assoluta. Ecco, su questo vorrei misurare il nuovo governo, affinché non si perda, ancora, l’ennesima occasione.

Contro-tendenza#

Lo spread non dà da mangiare a chi non ha lavoro

Lo spread non impatta direttamente l’economia reale. Trovo il sensazionalismo sullo spread fuori luogo. Lo spread sale perché sale la speculazione. La speculazione sale perché non diamo un Governo al Paese. I tassi dei BTP non danno da mangiare a chi non ha lavoro. Chi conosce profondamente il mondo della finanza lo sa benissimo. Ciò che impatta l’economia reale sono le misure a sostegno del lavoro, gli sgravi fiscali, le misure a sostegno delle piccole e medie imprese per favorire l’occupazione, il turnover pensionistico ed il sostegno alle nuove occupazioni, i nuovi mestieri. Chi fa propaganda sullo spread sa di essere in malafede. Ciò che dovrebbe preoccuparci sul contratto di governo, non sono le utopistiche boutade sulla tav, o le restrizioni sul tema immigrazione. È la totale assenza di riferimenti sull’economia digitale. Ne ha parlato approfonditamente Riccardo Luna nella sua testata Agi. Un tema portante di questa nostra era. Mancano idee lungimiranti sulle tante nuove professioni che vanno regolarizzate, valorizzate e tutelate nel mondo digitale. Mancano riferimenti alle infrastrutture, banda larga nelle scuole, wi-fi, internet. Tutta Digital Revolution completamente dimenticata. Perché signori, che lo vogliate o no, siamo nell’era Digitale. E se non faremo niente per creare percorsi che valorizzino le competenze come esperti di Information Tecnology, social media manager, digital expert, programmatori, e quant’altro, non staremo ancora guardando né al presente, né tantomeno al futuro. Lo spread, finita la turbolenza comprensibile di questo momento, sono certo che tornerà sotto i limiti consentiti. Ma i nostri ragazzi, se non saranno creati e garantiti percorsi professionali universitari che certifichino le competenze digitali, beh non avranno nuove opportunità. E saremo sempre un Paese che guarda al passato, neanche al presente, figuriamoci al futuro.

Contro-tendenza#

Lo Sbadiglio – Innovazione Digitale: siamo ancora “Affamati e folli”? Se ci fosse ancora Steve Jobs…

jobsIeri ho visto poche righe di commemorazione del più grande innovatore di tutti i tempi, a sei anni dalla sua scomparsa. Un tweet di Tim Cook, e qualche articolo qua e la. Chissà se oggi fosse stato ancora vivo come sarebbe il presente di Apple. “Affamati e folli” diceva lui. Ed in quelle parole Steve Jobs raccontava la sua vita. Un mantra che ha ispirato tanti  nel voler avere sempre sete di conoscenza, di non sentirsi mai arrivati, e di approcciare la vita con curiosità, con quel pizzico di follia che muove la ricerca, ed il cambiamento. Ma ad Apple sono ancora affamati e folli?

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