Lo Sbadiglio – Astensionismo: serve la politica dei cittadini, e per i cittadini

La più grande sconfitta della politica è l’astensionismo. Abbandono del senso civico , disamoramento, caduta di credibilità, perdita di indipendenza e di valori. Nelle recenti elezioni in Sicilia un esempio tangibile. Siamo ad un punto di non ritorno. La politica deve tornare ad essere dei cittadini, e smettere questa autoreferenzialità ormai divenuta imbarazzante. Parlare  ai cittadini con i contenuti, con programmi elettorali che si occupino di bisogni primari della gente,  condividerli con la gente.  Sfide, scontri, insulti, denigrazione, trolls, squadre di sostenitori social che lanciano dibattiti sterili, come quelli che ormai si vedono nella televisione, o si leggono sui giornali. La gente non ne può più. La gente non capisce più, e non ascolta più perché è anestetizzata dal continuo trattamento del nulla.  C’è bisogno di comprendere profondamente un momento storico che soffre problemi enormi di  integrazione,  di assenza di prospettive giovanili, di fiscalità eccessive. Il divario sociale si è allargato drammaticamente. Le soglie di povertà si sono ingrandite negli ultimi anni, basta solo andare a vedere  gli ultimi anni delle statistiche ISTAT. Bisogna cambiare passo. Perché l’astensionismo genera quel silenzio di rassegnazione che diventa assordante e pericoloso, nel quale la criminalità può rigogliare indisturbata. C’è bisogno di cambiare la prospettiva quotidiana dei cittadini, per le tante disparità sociali ed economiche divenute ormai insopportabili. C’è bisogno di politici non di gente che fa politica. Di persone prima di tutto che si occupino con serietà ed integrità morale della cosa pubblica.  E poi servono citttadini che votino, perché il voto credetemi è l’unica arma sociale che abbiamo, per cambiare lo stato delle cose. 

Lo Sbadiglio – Il dibattito politico vero ormai è defunto

politicaPendo spunto da un post del Direttore Mentana su Facebook che recita:

“Mancano quattro mesi alle elezioni nazionali e cinque giorni a quelle siciliane. L’unico terreno di confronto sembra essere: “Gli altri sono peggio di noi”. “Voi siete pieni di impresentabili”, “Voi augurate la morte agli avversari”, “Voi avete dei parenti mafiosi” “Voi siete mandanti delle stragi”, “Voi rubate”, “Voi vi fate levare le multe”, “Voi avete rovinato il paese”, “Voi non sapete governare”, “Stiamo riparando ai vostri disastri”. Come ricordo ciclicamente, nessuno avanza proposte forti sui temi veri, a cominciare dal lavoro ai giovani”

per ritornare su un tema che mi sta molto a cuore. Quello della politica. Quella vera.

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Lo Sbadiglio – Dottoressa violentata a Catania: i presidi medici sono missioni di frontiera

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Diventare medici è una missione. Non lo si diventa per scelta ma per vocazione. Quella di aiutare il prossimo, di mettersi a disposizione della comunità. Di salvare vite. Di farlo con uno spirito di abnegazione che spesso travalica l’immaginabile. E se la comunità a cui appartieni non ti protegge è davvero triste. Venire violentate sul proprio posto di lavoro, nello svolgimento di questa missione, sequestrata per ore, sentendosi soli è terribile. Come sempre siamo nell’alveo del dopo, del tardi, del troppo tardi. Ordine dei medici che denuncia la pericolosità e l’esposizione al rischio dei presidi ospedalieri notturni, e niente accade, come sempre. Indignazione del Ministro della Sanità? Troppo tardi Ministro Lorenzin. Misure drastiche? Certo, ora che il caso è successo. Come sempre la politica dei proclami ci rassicura. Peccato che siamo a fine mandato, ed in cinque anni forse il tempo per “fare” qualcosa per risolvere questa situazione grave ci sono stati. Forse è proprio il fine mandato che spinge ai proclami, quale campagna elettorale già in atto. Io penso alle tante ragazze che percorrono il corso di studi e si stanno laureando in medicina, con quella passione e vocazione, e che leggono di questi fatti così gravi e terribili. E penso anche a tutti i ragazzi, perchè le aggressioni non avvengono solo per stupro, ma anche per violenza gratuira nei confrondi di uomini in servizio. Non possiamo per qualsiasi cosa riguardi la sicurezza delle persone aspettare sempre il “casus belli” per agire. La società è cambiata. Dobbiamo prenderne atto. I tempi per prendere decisioni strutturali a tutela dei presidi medici notturni devono essere più rapidi. E qui non si tratta parole, ma di fatti concreti che devono trovare applicazione immediata.

Fonte : La Repubblica QUI

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