La dura vita da Blogger

O pseudo blogger che dir si voglia. Soprattutto per chi non è un giornalista, opinionista che va in TV, un non professionista della parola insomma. Chi ha qualcosa da dire. Chi produce contenuti autografi per passione, per dedizione, per inclinazione o per vocazione ma non è ufficialmente riconosciuto da una etichetta formale, adottato da una testata giornalistica qualsivoglia, beh fa fatica oggi ad emergere. Lo dico per esperienza personale. Un problema di contenuti? Può essere. Un tema di engagement? In parte. Forse la combinazione delle due cose. Ma soprattutto l’incapacità ormai del lettore medio di approfondire i contenuti. Soffermarsi a leggere sino in fondo un contenuto è il vero problema dei social, e del web in genere. Ci si ferma ai titoli, alle parole di accompagnamento ai post, e raramente si va oltre le prime dieci righe del contenuto. E non è sufficiente lo studio delle tecniche di comunicazione che io regolarmente faccio, lavorando sui titoli, sulle immagini e sulla redazione del contenuto. È proprio il male social di questi ultimi anni. Siamo all’”ALL YOU CAN EAT” della cultura, dove poco conta talvolta che cosa c’è scritto veramente. Se a questo si aggiunge il fatto che non sei un “nome” conosciuto, la sfida diventa importante. Perché spesso, se hai un nome, e pubblichi spazzatura, riesci a farla girare esponenzialmente lo stesso. In una totale assenza di spirito critico, sempre e comunque. Anche su chi seguiamo da tempo. E ne condividiamo di massima il pensiero. A tutto questo poco aiutano le campagne a pagamento, le targetizzazioni, indicizzazioni o sponsorizzazioni sulle varie piattaforme. Raccattano like o proseliti “one shot” non fidelizzando. Se poi hai deciso di non seguire i trend, non usare gli hashtag, e rompere le regole di questo meccanismo ormai consolidato di network autoreferenziale supportivo che è diventato il mondo dei social, diventa ancora più difficile. Ma come sempre, ciò che conta è crederci. Curare sempre i contenuti, perseverare nelle proprie idee, ed andare avanti. Perché alla fine, sono certo, il consenso vero, quello che farà la differenza, arriverà. Soprattutto se scrivi col cuore, ispirandoti al paradigma della verità, e utilizzando uno stile personale. Ovviamente con contenuti di spessore.

Contro-tendenza#

Lo Sbadiglio – A Mogadiscio sono morti 300 fantasmi

mogadiscioDov’è Mogadiscio? Nella terra di nessuno. Perchè è triste dirlo ma queste morti ci toccano poco e niente. Se una bomba avesse ucciso 300 persone a Londra, l’intero Mondo si sarebbe palesato ed indignato. Ma le morti di queste terre lontane non ci toccano. Ormai anche quello nostro dei Blogger è un disco sordo, che si incanta. Nessuno ci ascolta. Ma non smetteremo mai di gridare per queste atrocità.

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Lo Sbadiglio – Essere o non essere Blogger, oggi. Questo è il dilemma

Corporate-Blogger-845x321E’ una domanda che mi sono posto spesso in questo anno di Sbadigli quotidiani. Perchè essere Blogger vuol dire responsabilità e professionalità. Che ho cercato in tutti modi di applicare, pur non essendo un giornalista professionista. Non essere Blogger vuol dire scrivere senza amore per chi legge. E questo, oggi, non è tollerabile. In un momento così complesso di grande confusione mediatica, dove le Fake News la fanno da padrone, le testate iniziano ad approvvigionarsi di contenuti non certificati, e spesso, sono le stesse a creare confusione, è ancora più importante capire ciò che si vuole essere quando decidiamo di scrivere contenuti di attualità e cronaca. Commentare o approfondire? Specialisti o generalisti? Partire dalle fonti e citarle o scrivere “a braccio”? Ho scelto la mia strada, che sarà quella di darvi un contributo di qualità, affiancandomi ai professionisti del giornalismo, in cui credo profondamente,  quali colonne portanti della crescita umana del nostro paese. Perchè sono fermamente convinto che sia il giornalista che il blogger che lavora con etica e responsabilità possano coesistere ed anche collaborare, nel rispetto reciproco dei ruoli, al fine di integrarsi negli approfondimenti forniti all’utente. Saranno quindi Sbadigli nuovi. Attenti. Ficcanti e puntuali, dove fornirò sempre la mia prospettiva, ma partendo sempre dalle fonti giornalistiche, per ridare alle stesse la dignità e l’importanza che meritano, unico strumento di verità che può ancora tenere in vita il giornalismo stesso. Fornendovi sempre la mia visione delle cose. Sempre con l’intento di stimolare dibattiti costruttivi, a volte distanti ma sempre leali, al fine di costruire percorsi di interpretazione che possano in qualsiasi caso regalare un arrichimento reciproco. Ed in questo, un ruolo fondamentale lo avrete voi che mi leggerete, in cui conto con i vostri commenti e condivisioni. Che aspetto con grande entusiasmo.

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