La mafia è una montagna di merda disse Peppino Impastato. Le sue parole oggi più vive di ieri.

Sono le parole di Peppino impastato, ucciso dalla mafia il 9 maggio del ’78:

“Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!”.

Peppino che col suo paradigma della bellezza per sconfiggere le mafie ha dato una visione nuova per interpretare la lotta alla mafia. Il recupero del degrado sociale attraverso la bellezza dei luoghi, che troppo spesso vengono deturpati da un abbandono sociale e da una latenza dello Stato. E la mancanza dello Stato, il silenzio e l’abbandono sono i terreni dove le mafie possono rigogliare. Lo Stato e la società civile possono restituire la bellezza delle persone, dei luoghi e di quel tessuto sociale che inevitabilmente, per una maledetta tradizione, in alcuni dei nostri luoghi più belli si perde. Ancora però c’è troppa indifferenza, troppo silenzio verso il fenomeno mafioso, che nel tempo ha radicalmente cambiato i suoi connotati, i suoi riferimenti e le sue relazioni, insinuandosi nella vita di tutti i giorni, non solo nei luoghi di origine, ma anche nel tessuto economico e sociale di tutto il Paese. Una metastasi mafiosa che necessariamente si può e deve combattere in primis sconfiggendo l’omertà, ed anche concedendo più spazi agli organi di informazione, ed alle emittenti televisive e radiofoniche per fare programmi che possano dare voce a tante voci dimenticate, come quelle dei parenti delle vittime della mafia, ed ai racconti positivi di rinascita sociale, di recupero di dignità di tutte quelle donne e uomini che riescono, con forza e sacrificio, e soprattutto coraggio, a dire NO ALLA MAFIA.

Contro-tendenza#

Abbiamo un Presidente con la P. Quella maiuscola.

Mattarella si dimostra all’altezza del ruolo e tiene ferma la barra della Responsabilità. Sarebbero serviti speleologi, non esploratori semplici per trovare, nelle caverne dell’irresponsabilità manifesta dei barlumi di buon senso istituzionale da parte del Centro Destra e del Movimento Cinque Stelle. Quelli che teoricamente hanno vinto le elezioni. Tanti i proclami, prima gli italiani, prima i cittadini, prima gli elettori. Ed invece è stato il solito teatrino della politica. Figlio di una campagna elettorale vuota e senza significato. E padre di una futura possibile campagna elettorale altrettanto priva di significato, come priva ne è la decisione di andare di nuovo al voto. Dire no in Parlamento all’unica decisione saggia presa dal Presidente durante queste consultazioni, dove ha regnato la vacatio politica totale, è fare un oltraggio alla Repubblica ed a tutti gli italiani. Andare di nuovo al voto, per i paladini della restituzione dei compensi, e far spendere agli Italiani ulteriori 400 milioni di euro, è l’ossimoro più rappresentativo della vuotezza di contenuti di un Movimento che fa fatica a riconoscersi, se si dovesse guardare allo specchio. Insistere sul passo indietro di un condannato neanche eleggibile, presente ancora nei giochi solo perché proprietario di un partito, proprio da parte di un soggetto politico a responsabilità limitata è la seconda grande contraddizione. Fingere di essere alleato di Berlusconi per le servitù prediali che la Lega ha maturato nel tempo per merito proprio del Cavaliere è la più grossa farsa grottesca di Salvini. Spero che quelli speleologi alla fine trovino quel codice segreto che sblocca le menti che stanno ignorando un momento di crisi grandissimo da loro stesse causato, nel difficile scenario di equilibri reputazionali, monetari ed economici che, a fatica erano stati ricostruiti per la nostra Nazione.

Contro-tendenza#

Contro-tendenza# : Il senso del “Noi”

Sono sempre stato un po’ Contro-tendenza#.

Quella sana ribellione al conformismo. Ed è di conformismo che vi parlo. Di anti-conformismo per l’esattezza.

Quello che oggi sta accadendo sui social, è allarmante.

Ormai la fanno da padrone i Trend Topic ed i professionisti della targetizzazione, oltre agli influencer di professione.

Oltre ai media mainstream che sono sempre più alla ricerca del “click baiting” con titoli sempre più sensazionalistici, fuorvianti ed acchiappa likes. Lascio fuori la spazzatura del web che vive di vita propria, ma che ormai abbiamo (diciamo) imparato a riconoscere.

Metto dentro il frullatore degli algoritmi, della profilazione e chi più ne ha più ne metta.

Ecco la mia iniziativa si inserisce esattamente in questo contesto. Per voler provare a contrastare questo fenomeno e cercare di ridare voce e consenso prima di tutto ai nostri contenuti autografi, fra i quali ci sono tantissime penne interessanti, emozioni, conoscenza e bellezza. Da condividere e valorizzare.

Poi alle informazioni veramente utili alla comunità, che parlino della nostra vita, delle nostre bellezze, passioni, arte, cultura, professioni, lavoro. Le cose vere della nostra vita, che oggi sono intossicate da uno stile social inquinato dalle “toxic trend” come le chiamo io.

Se siete d’accordo con questa mia visione allora potete aderire alla mia iniziativa, liberamente, dando il vostro contributo con piccole e semplici regole che ci possano contraddistinguere.

Leggete i dettagli sulla mia pagina neo nata.

È un’iniziativa per tutti noi.

Vi aspetto per tutti i chiarimenti su questo post.

Il concerto del Primo Maggio è morto. Ma i sindacati dove sono?

Il Concerto del Primo Maggio perde sempre di più il suo significato.

Ieri una manifestazione musicale sbiadita, scollata, quasi senza senso.

Non entro nel merito degli artisti invitati.

E neanche della conduzione.

Penso di più ai messaggi chiave che la stessa vorrebbe avere ancora l’auspicio di trasmettere.

Penso ai sindacati, che continuano a ricoprire un ruolo sempre più marginale nel dibattito politico ed economico di questo Paese.

Ma i sindacati ieri dove erano? A parte le sigle nel logo del concerto?

La storia del lavoro in Italia va completamente riscritta. E proprio i Sindacati dovrebbero essere coloro che si fanno parte diligente per farlo. Non bastano due proclami sulla sicurezza sul lavoro per lavarsi la coscienza. Serve ripartire dai fondamentali. Uscire dall’auto-referenzialità e ricominciare ad occuparsi concretamente del lavoro. Aprire tavoli di concertazione per rivedere tutti i contratti di lavoro. Quelli degli artigiani. Quelli del cinema. Dedicarsi molto di più alle partite IVA. Lavorare per una legge fallimentare capestro per start-up. Questo serve. Ma ieri, di tutto questo si è visto poco. Per me è stato più uno “sconcerto” che un “concerto” del primo maggio.

Contro-tendenza#

Cari giovani, il lavoro dà dignità. Qualsiasi lavoro. Onesto s’intende.

Oggi c’è molta retorica sul tema del lavoro. Ma non dobbiamo dimenticarci che il lavoro dà dignità. Qualunque esso sia. Onesto s’intende. Allora oggi voglio parlare ai giovani. Ai nostri giovani. Non scoraggiatevi. Non demordete. Il grande problema oggi in Italia è che proprio voi giovani avete difficoltà a trovarlo. Ma c’è anche un problema di fondo. Purtroppo voi giovani fate difficoltà ad accettare lavori umili e meno pagati. E soprattutto non avete attitudine ad imparare i mestieri. Se non per tramandata arte genitoriale. Ed anche qui raramente. 

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Sulle trasmissioni come il Grande Fratello chiedo il Parental Control

Non guardo il Grande Fratello. E non lo giudico. Ogni trasmissione è fatta di professionisti, una macchina che da lavoro a tante persone, quindi lungi da me il pensiero che debba chiudere. È una televisione generalista, sicuramente a basso contenuto culturale. Ma a tanti piace quindi esiste il Re telecomando che decide. È una trasmissione molto esplicita, come è nella natura stessa del format. Ora leggo che questa edizione presenta contenuti particolarmente diseducativi, rispetto a temi di bullismo, prevaricazione, maleducazione ecc ecc ecc. Ed è seguita sicuramente da tantissimi ragazzi. Non voglio entrare nelle scelte degli autori, su temi di squalifica o meno. Tralascio questi aspetti e vado dritto al punto. È vero che esiste la libertà di scelta, ma è anche vero che le guardano tanti ragazzi che forse non hanno la capacità così lucida di discernere ciò che possa essere utile per la loro crescita o meno. Considerati i contenuti così espliciti e diseducativi, questo tipo di programmi andrebbero almeno sottoposti a filtri parentali. Andrebbe quantomeno salvaguardata quella fascia di età per la quale alcune cose vanno vagliate dai genitori stessi. Se poi i genitori decidono di acconsentire la visione, la responsabilità educativa resta sempre la loro. Questo il mio pensiero.

Contro-tendenza#

La mafia è una montagna di merda – Contro-tendenza#

Fra i temi cui darò voce massiva nell’iniziativa Contro-tendenza# ci sono quelli di resistenza alla mafia.
Ho iniziato ad avvicinarmi in modo concreto a questi aspetti per merito di Francesca Barra, giornalista e scrittrice, prima alla presentazione del suo libro dedicato a Giovanni Falcone, e parallelamente attraverso il suo programma “La bellezza contro le mafie”, trasmissione su Radio 1, dedicata alla geografia mafiosa e voce data ai parenti delle vittime di mafia, associazioni e iniziative volte a tutelare il territorio e promuovere la cultura, unica arma disponibile per contrastare il proliferare dei comportamenti mafiosi. Ho conosciuto, tantissime storie di resistenza, e tanti protagonisti, fra cui tanti giornalisti sotto scorta che ogni giorno lottano per testimoniare la legalità e raccontare le ingiustizie contemporanee, giornalisti come Giovanni Tizian, che hanno raccontato spesso della presenza delle mafie al nord, e per questo sono sotto scorta. Ed attraverso Francesca ed il suo libro “Il Quarto Comandamento” ho conosciuto la storia di Mario Francese, giornalista del Giornale di Sicilia ucciso dalla mafia, ed il premio correlato alla memoria di questo grande uomo. Una iniziativa di memoria importante, che ho voluto conoscere da vicino, andandoci di persona. Perchè solo toccando con mano queste iniziative, si può capire l’importanza della resistenza, e della dignità di voler andare oltre a tutto questo. Lottare per la verità e per la legalità. Questo mi ha permesso di entrare in contatto con persone davvero speciali come la famiglia Francese, che attraverso la Fondazione Mario e Giuseppe Francese, promuovono soprattutto nei giovani e nelle scuole, la cultura della legalità. Sono stato presente fisicamente al premio per due volte, e la seconda ho avuto il privilegio di conoscere di persona altri due giornalisti impegnati costantemente nella lotta alle mafie, insigniti del premio prestigioso come Federica Angeli e Lirio Abbate, esempi di ricerca di legalità e verità. Nel cammino di consapevolezza, attraverso i social ho incontrato anche Rosanna Scopelliti, figlia del Giudice Antonino Scopelliti, Magistrato anch’egli ucciso dalla mafia, che attravero un impegno concreto in Calabria con la Fondazione Antonino Scopelliti, promuove in modo fervente attività di rinascita del territorio, attraverso numerose iniziative. Ecco, voi vi chiederete perchè vi parlo di queste persone. Perchè per me sono esempi di grande ispirazione di vita. Francesca, Giovanni, la Famiglia Francese, Federica, Lirio, Rosanna, e tutte le altre persone che ho incontrato nel cammino, sia di persona, sia sui Social, che attraverso i libri, sono il meglio del nostro paese. Sono gli esempi positivi che io voglio trasmettere ai miei figli. E sono esempi positivi per tutti noi. Per lottare concretamente per un Paese migliore. Magari senza puntare all’Isola che non c’è, per usare una metafora di stampo musicale omaggio a Bennato, ma cercando sempre di essere migliori. Perchè insieme si può esserlo. Dando voce a questi temi, condividendoli. Supportando le fondazioni, i giornalisti impegnati e svolgendo quell’osservatorio attivo che riempie i silenzi. Quei silenzi che, se lasciati tali, consentono alle mafie di rigogliare. E per riempire quei silenzi, sono fiero di promuovere le voci che trattano dei temi di resistenza mafiosa, attraverso la mia iniziativa Contro-Tendenza#, parlandone, evidenziandoli, supportandone la loro valenza, il loro valore.

 

Nelle periferie del mondo i bambini muoiono nell’indifferenza

Il piccolo Alfie è morto. Ci ha fatto tenerezza questa storia. È vero. Portata alla ribalta dai mainstream mediatici e dai trend social. Tutti hanno parlato di Alfie. Anche io. Sono profondamente dispiaciuto per i genitori e la famiglia che ha lottato sino all’ultimo per il diritto alla vita. Chissà quanti Alfie ci sono in giro per il mondo che muoiono ogni giorno e dei quali non sappiamo niente. Quanti bambini che nascono in condizioni di salute disagiate, nelle periferie del mondo, e che non hanno possibilità neanche di andare in un ospedale per provare a curarsi. E poi tutti quei bambini morti in mare, per cercare di vivere una vita senza paura. Morti per cercare vita. Un ossimoro contemporaneo di una tragicità estrema. E quelli morti semplicemente di fame, in un mondo crudele che spreca soldi per compare armi, e non per creare eguaglianze di diritti. Questo è il mio saluto ad un bimbo sfortunato come Alfie, che ci ha commosso, ed un pensiero a tutti i bambini del mondo, che ogni minuto muoiono. Così. Nel silenzio del mondo. E noi non lo vogliamo sapere.

Contro-tendenza#

Contro-tendenza# non è una moda. È uno stile di vita social

Contro-tendenza# il mio “non-hashtag” lanciato qualche giorno fa, non è per niente una nuova moda di navigare sui social. E’ bensì uno stile di vita. Ciò che vorrei portare è una rivoluzione nel nostro modo di relazionarci per riappropriarci dei nostri contenuti, di ciò che realmente vogliamo condividere, ed abbandonare il flusso mainstream dei “trend topic” , o “toxic trend” come li chiamo io, che ci sta portando a ricercare il consenso solo ed esclusivamente seguendoli, e snaturando ciò che realmente vorremmo proporre. Soprattutto su Twitter, ma anche su Facebook ed i suoi benedetti algoritmi, siamo sempre di più soggetti passivi che subiscono l’influenza di questo o quel programma televisivo, di questa o quella testata giornalistica, o dei cosiddetti “influencer” che da un lato seguono uno spietato programma di marketing, e dall’altra, potendo contare su un numero impressionante di followers, la fanno da padrone. Dobbiamo uscire da questo stato di osmosi inversa, che porta da un lato a non consentirci di crescere esponenzialmente nei contatti, e dall’altro a viziare la nostra libertà di espressione. Ciò che vorrei tentare, è di coinvolgervi in una iniziativa che possa dare di nuovo voce ai contenuti di qualità, che spesso vengono lasciati fermi al palo in quanto non mainstream dei trend, o da noi stessi ignorati perchè intossicati dalla ricerca di visibilità. Visibilità spesso poco produttiva, che regala condivisioni sterili, non durature nel tempo, e senza aumento del consenso in termini di contatti. Per seguire l’iniziativa bastano poche regole, ma fondamentali:

  1. prima di postare un contenuto in tendenza chiedetevi: ma a me questa notizia interessa veramente? Perchè la sto postando? Voglio davvero condividerla o voglio soltanto seguire il trend per acquisire consenso in termini di like o retwit? Voglio realmente parlare di questo tema, o lo sto facendo per cercare semplicemente di far condividere ciò che penso? Ma è esattamente ciò che penso?
  2. se le risposte che vi date sono negative, allora scegliete una notizia che realmente vi interessi, postate un vostro contenuto che rispecchi ciò che realmente vorreste comunicare, date voce ad un contenuto importante, non in tendenza, che sia da far conoscere, in cui credete
  3. se vi va distinguetevi mettendo alla fine la parola “Contro-tendenza#” così come l’ho pensata, e capirò che anche voi volete riprendervi la vostra voce

Sono certo che solo così potremo riqualificare un mondo social che sta scontando un appiattimento progressivo invertendo il paradigma di servizio: sono i social che devono essere a nostra disposizione, e non noi a disposizione dei loro profitti ed interessi. Certo, non dobbiamo pretendere che chi usa i social per professione non continui a farlo, ma in una percentuale fatto cento di ciò che viene condiviso, vorrei che almeno il 40% potessero essere contenuti autoctoni, veri, interessanti, utili e condivisibili. I nostri contenuti appunto. Allora vi aspetto. Taggatemi nei vostri post od usate il non hashtag “Contro-tendenza#”. Vi sentirete più liberi. Credetemi.

25 Aprile senza retorica

Abbandono la retorica del 25 aprile e rifletto su quanto si stia perdendo nelle nuove generazioni l’importanza di questa ricorrenza. Vedo indifferenza nei ragazzi che, a parte qualche libro di storia o qualche professore illuminato, non hanno più la memoria di quanto fu importante la liberazione. E quanto dobbiamo a coloro che si sono sacrificati. Per noi. Per la nostra libertà. Per la nostra Democrazia. E quanto ancora la libertà sia preziosa, se poi ti giri intorno al mediterraneo e scopri che la gente pur di trovarla quella in fuga dalle oppressioni, sia disposta a rischiare di morire. Specie se guardi poi ai campi di accoglienza in Libia e scopri che sono peggio del luogo di partenza di quelle persone. E fai un excursus nel mondo e ti accorgi che l’oppressione e la violenza, le privazioni e la prevaricazione, l’odio e la morte sono all’ordine del giorno. Ma questa sensibilità noi non so se siamo riusciti a trasmetterla ai nostri figli. Per loro tutto sembra scontato. Ci sta. Mi chiedo quanto la libertà di espressione e la Democrazia siano considerati conquiste così preziose. Perché il vero problema è che la libertà ti accorgi spesso più di averla persa, che averla conquistata. E forse, in questo, dobbiamo cercare di cambiare approccio. Per trasmettere questi valori ai nostri figli. Ma anche a tutti noi, che su questo, ultimamente mi sembra ci siamo distratti, parecchio.