Lettera al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Lettera al Presidente Giuseppe Conte.

Onorevole Presidente Conte, il suo discorso è elegante, e la rappresenta appieno. Nella sua eleganza, sembra quasi scritto di suo personale pugno, e non condiviso con le forze politiche di maggioranza, che Lei rappresenta, per uno stile decisamente diverso. Ci sono diversi punti interessanti. Penso ai diritti dei diversamente abili, sicuramente trascurati in questi anni, ed alla tutela dei cittadini nei confronti di una giustizia veloce, tutelante. Anche se mi preme ricordarle che la Giustizia non è – come lei l’ha definita – un Servizio, che presupporrebbe un corrispettivo, ma un diritto. Riveda questa accezione la prego. A tratti, il suo discorso mi ha colpito positivamente, per la sua inclinazione alla tutela dei diritti del cittadino, che non trovo però identificarsi in una parola come “potenziamento” della legittima difesa, che apparirebbe legata più ad un tema di arsenale a disposizione piuttosto che di una riorganizzazione della visione più garantista nell’ambito di una potenziale reazione a tutela della privata proprietà. Che è il vero nocciolo della questione. Trovo meno interessante il Suo riferimento al business dell’immigrazione collegato alla sua definizione di “mantello della finta solidarietà”, che evoca inevitabilmente le tristi occorrenze di errori madornali proprio di quella “Giustizia” inquirente che mise alla gogna le organizzazioni non governative che hanno salvato migliaia di vite nel mediterraneo. Lei, Presidente, su questo deve essere più corretto: il mantello del business dei migranti non si chiama solidarietà, si chiama mafia. Ed è su quello che deve porre la sua azione governativa. Si chiama disorganizzazione nell’accoglienza per la latenza dello Stato. È su questo che deve intervenire. Bene il pensiero sulla Sanità. Questo è un tema cruciale che se riesce a portare a casa sarà sicuramente uno de pochi elementi di “vero” cambiamento che traggo dalle sue parole. La Russia. Beh, non è mai successo che -salvo smentite che chiedo di fare su questo mio messaggio – un Presidente del Consiglio, nel suo discorso di insediamento, abbia esplicitamente dichiarato di voler essere “fautore” di una riapertura nei confronti di un paese che è stato sanzionato dalla stessa Europa che Lei dichiara di voler sostenere. Porterei alla Sua attenzione, dopo l’affermazione circa le ripercussioni gravi che queste sanzioni porterebbero alla popolazione civile russa, che nulla è stato detto da Lei circa le politiche estere nei confronti dei paesi che sono origine delle migrazioni epocali. Il business della Migrazione Presidente è fatto di altri fattori oltre il mantello della solidarietà. È fatto di armi, di guerre “necessarie” per dare vita al business delle armi. Di sfruttamento delle risorse naturali dei paesi con foraggiamento dei ribelli. Di dittature oppressive e di guerre inaccettabili come quelle della Siria, il genocidio contemporaneo della nostra epoca, che si compie sotto l’indifferenza di tutti. Ma Lei pensa alla Russia. Ecco, questo mi rattrista. E mi fa pensare che i tanto agognati poteri economici e finanziari che Lei nel suo discorso vuole combattere in Italia, di fatto siano un paravento per altri poteri. Quindi un non-cambiamento. Chiudo questo mio intervento Presidente, riferendomi alle sue parole sul debito Pubblico, ed alla sua affermazione sulla crescita. La crescita oggi è centrata sul Digitale. Nel suo governo non si fa menzione assoluta di questo tema che è centrale nelle nuove generazioni. La crescita del digitale e quindi di tutti i servizi ad esso connessi sono già il passato in altre nazioni, e sono per questa Italia un futuro che -se il suo governo non gestirà – non potrà essere mai scritto. Nella sua crescita c’è una visione antica. Fuori dal tempo. Mi creda Presidente, riveda i piani ed aggiunga nel contratto un capitolo intero dedicato a questo tema. Perché altrimenti, i giovani, di cui nel suo discorso onestamente ho sentito poco parlare, saranno completamente tagliati fuori da quella crescita che Lei, in modo onesto, vuole contrapporre al debito pubblico. Definitivamente. Buon lavoro Presidente ed in bocca al lupo a tutti gli Italiani che Lei, oggi, è tenuto a rappresentare. Costituzionalmente.

Contro-tendenza#

Ma il Digitale per questo governo esiste?

Spero che questo governo si occupi del digitale. Della crescita del settore. Dei nuovi mestieri del settore da identificare, normalizzare, tutelare, regolarizzare. Perché il futuro è già passato in questo settore. Perché gran parte dei nostri giovani stanno studiando ingegneria digitale, comunicazione digitale, design ed architettura digitale, video making, social media managing, IT manager, IT security manager, IT architect e tanti altri aspetti che oggi non sono inquadrati correttamente ne sotto il profilo normativo, lavorativo, contrattuale. Nel famoso contratto di governo non si parla di questo, ma non è detto che non se ne possa discutere e parlare. Essere miopi ora in questo processo di digitalizzazione vuol dire alimentare lo sfruttamento e impedire la crescita sostenibile di tutto ciò che al digitale è collegato. Vuol dire lasciare che le aziende facciano il bello ed il cattivo tempo utilizzando specialisti alla stregua di generalisti, con paghe evidentemente non appropriate. Ed in questo la grande partita la dovrebbero giocare i sindacati, che quando pensano all’industria ed alla metalmeccanica, la cosiddetta “catena di montaggio”, dovrebbero uscire dal paradigma del bullone ed entrare in quello delle stampanti 3D. Perché se anche il sindacato non si evolve, si ammoderna e si accultura, è un sindacato obsoleto ed inutile. E da osservatorio utile e risorsa diventa zavorra. Tanto da fare in questo, e forse, un partito del digitale puro avrebbe terreno fertile per poter crescere. Le nuove direttive sulla tutela dei Dati ci insegnano quanto sia sempre più importante avere in azienda persone preparate sulle piattaforme, sulla loro sicurezza, e sulle modalità di protezione delle informazioni, che scontano aspetti di architettura informatica sofisticati e che richiedono sempre di più elementi preparati a gestirli, anche per le multe che possono essere comminate per il mancato rispetto delle disposizioni. Vedo un ministero per il Sud e non vedo un ministero per il Digitale. Penso che il Sud sia una delle più grandi risorse proprio per la crescita di questo settore. Far ritornare i giovani nei territori, valorizzarli con iniziative legate a Start-up del digitale che coniughino le risorse del territorio con i vari settori come eno-gastronomia, artigianato, innovazione, cultura, turismo e servizi abbinati alle opportunità gestionali che offre il digitale potrebbero far risorgere luoghi e aree oggetto di spopolamento ed emigrazione. Lavorare nella propria terra oggi con le opportunità offerte dalla tecnologia, dal web e dal digitale dovrebbe essere una priorità assoluta. Ecco, su questo vorrei misurare il nuovo governo, affinché non si perda, ancora, l’ennesima occasione.

Contro-tendenza#

Cosa ho imparato da questa crisi di Governo? Contro-tendenza#

Ho imparato che la Costituzione è viva. E ci rappresenta oggi più che mai.

Ho imparato che il Presidente della Repubblica è un faro di questa nostra Costituzione.

Ho imparato che Il popolo ha deciso ma alla fine i partiti hanno deciso.

Ho imparato che Salvini non si smentisce, che la sua linea è chiara, lo era chiara prima, e lo sarà dopo.

Ho imparato che il Movimento Cinque Stelle voleva abolire i Politici di professione ed ha messo al Governo un politico di professione, senza lavoro, al Ministero del Lavoro.

Ho imparato che l’opposizione si fa in Parlamento, e non nei Talk Show.

Ho imparato che il PD è un partito morto per suicidio collettivo dei suoi stessi politici.

Ho imparato che Berlusconi non può più comprare consensi.

Ho imparato che il giornalismo è fatto di portavoce e giornalisti, e che l’indipendenza delle idee non è più un valore professionale.

Ho imparato che il giornalismo è fatto di giornalisti che approfondiscono i fatti attraverso le fonti e creano la notizia. Ma anche di giornalisti che inventano i fatti, per creare la notizia.

Ho imparato che la politica è in crisi, perché non c’è più dignità e coerenza.

Ho imparato che il contrasto alla mafia non è una priorità di Governo, mentre lo sono i migranti.

Ho imparato che la Pace non è una priorità di Governo.

Ho imparato che tutto, ed il contrario di tutto, non è solo un modo di dire.

Ho imparato che ad una certa politica stanno a cuore gli italiani quando fa comodo, sta a cuore l’Italia quando fa comodo, sta a cuore l’Europa quando fa comodo, sta di più a cuore la Russia perché fa comodo.

Ho imparato che si può contemporaneamente mettere sotto accusa il Presidente della Repubblica e stringergli la mano.

Ho imparato che alla fine chi paga siamo sempre noi.

Ho imparato che lo spread non è un aperitivo, ma viene pubblicizzato con la stessa modalità.

Ho imparato che dobbiamo rimboccarci le maniche perché dal divano non si cambia il mondo.

Ho imparato che alla fine restiamo noi, e che ci piaccia o no, abbiamo ancora il voto. Ma che il voto resta vuoto se non si cambiano le regole elettorali.

Ho imparato che sappiamo lamentarci, ma non sappiamo ammettere i nostri errori.

Ho imparato che i giovani non hanno più punti di riferimento, ma hanno le idee chiare.

Ho imparato…continuate voi…

Il giornalismo indipendente è morto

In tutto questo bailamme mi preoccupa molto il giornalismo e l’informazione mediatica, con la costante crescita di disinformazione. E non parlo di Fake News.

Parlo di due fenomeni principali a cui assisto:

– Il primo si chiama superficialità. Non è più il fatto che, verificato, diventa notizia, ma la notizia che, se di trend, rischia di diventare un fatto.

– Il secondo si chiama indipendenza di pensiero. Ferme le “Testate” lobbizzate assisto sempre di più ad un moltiplicarsi di giornalisti palesemente schierati politicamente, che non mantengono indipendenza critica di pensiero. Ognuno certo ha il suo orientamento politico, ma quando questo trascende nella professione, in particolare quella di giornalista, e ne orienta totalmente le opinioni, credo che sia controproducente.

Per questo si fa sempre più fatica a potersi affidare alle opinioni mediatiche, salvo rarissime eccezioni. E forse è per questo che nelle classifiche sulla libertà di stampa, l’Italia è sempre ultima.

Le testate le fanno i giornalisti. Non dimentichiamo. Ed il coraggio di esprimere liberamente ed incondizionatamente le proprie opinioni deve essere considerato, ancora, un grande valore di libertà. E mi chiedo quanto coraggio sia rimasto in giro.

Contro-tendenza#

Non basta ricordare. Bisogna non dimenticare

Non basta ricordare, bisogna sforzarsi di non dimenticare. Con le nostre azioni. Ogni giorno. Di legalità. Di verità. Ogni giorno contrastando il clientelismo. La corruzione. Il sopruso. Il malaffare. Osservando, denunciando. Sostenendo attivamente chi lotta contro la mafia, con i fatti, e con le parole. Procure antimafia, giornalisti sotto scorta. Bisogna dichiararsi a loro favore. Combattere ogni giorno facendo sentire a voce alta la nostra voce contro ogni forma di associazione mafiosa. Nei giornali. Nelle televisioni. Sui social. Al bar. Ogni occasione è propizia per dire NO ALLA MAFIA. Basta silenzi.

Perché è in quei nostri silenzi, che la mafia rigoglia. Allora la ricorrenza di oggi, deve essere ogni giorno. Ogni giorno ognuno di noi deve essere contro la mafia. Nei piccoli gesti quotidiani, nelle grandi azioni del lavoro, nella visione di un mondo giusto che diamo ai nostri figli.

No alla mafia va agito. Solo così la combatteremo, insieme, definitivamente.

Contro-tendenza#

Lo spread non dà da mangiare a chi non ha lavoro

Lo spread non impatta direttamente l’economia reale. Trovo il sensazionalismo sullo spread fuori luogo. Lo spread sale perché sale la speculazione. La speculazione sale perché non diamo un Governo al Paese. I tassi dei BTP non danno da mangiare a chi non ha lavoro. Chi conosce profondamente il mondo della finanza lo sa benissimo. Ciò che impatta l’economia reale sono le misure a sostegno del lavoro, gli sgravi fiscali, le misure a sostegno delle piccole e medie imprese per favorire l’occupazione, il turnover pensionistico ed il sostegno alle nuove occupazioni, i nuovi mestieri. Chi fa propaganda sullo spread sa di essere in malafede. Ciò che dovrebbe preoccuparci sul contratto di governo, non sono le utopistiche boutade sulla tav, o le restrizioni sul tema immigrazione. È la totale assenza di riferimenti sull’economia digitale. Ne ha parlato approfonditamente Riccardo Luna nella sua testata Agi. Un tema portante di questa nostra era. Mancano idee lungimiranti sulle tante nuove professioni che vanno regolarizzate, valorizzate e tutelate nel mondo digitale. Mancano riferimenti alle infrastrutture, banda larga nelle scuole, wi-fi, internet. Tutta Digital Revolution completamente dimenticata. Perché signori, che lo vogliate o no, siamo nell’era Digitale. E se non faremo niente per creare percorsi che valorizzino le competenze come esperti di Information Tecnology, social media manager, digital expert, programmatori, e quant’altro, non staremo ancora guardando né al presente, né tantomeno al futuro. Lo spread, finita la turbolenza comprensibile di questo momento, sono certo che tornerà sotto i limiti consentiti. Ma i nostri ragazzi, se non saranno creati e garantiti percorsi professionali universitari che certifichino le competenze digitali, beh non avranno nuove opportunità. E saremo sempre un Paese che guarda al passato, neanche al presente, figuriamoci al futuro.

Contro-tendenza#

Ciao Gigi. Grazie. A nome dello sport del Calcio.

Oggi c’è un Campione con la C maiuscola che lascia il calcio. Uno degli ultimi Campioni veri del calcio italiano. Si chiama Gianluigi Buffon. È un portiere. Come lo sono stato io. E dopo Dino Zoff, lui per me è stato per lo sport del Calcio, il mio idolo. E non me ne frega niente delle vostre detrazioni moralistiche su “ chi è veramente”. Delle vostre accuse sulla sua vita privata,sui suoi affari, sulle sue reazioni di fronte alla sconfitta in Champions League. Gianluigi è un campione vero. Di quelli che si contano sulle dita di due mani al massimo. Oggi. Lascia un’eredità valoriale per chi capisce di calcio, di spogliatoio, di esempio sportivo come poche. Allora voglio salutarlo con un grande inchino, come di fronte al più grande spettacolo della vita sportiva. Perché lo sport è diverso dal circo del calcio. Quello è il vero problema. Ma lo sport del calcio si incarna in uno sportivo vero come Gianluigi. Uno dei portieri più grandi di tutti i tempi. Per capacità. Per intuito. Per direzione della difesa. Per senso dello spogliatoio. Uno sportivo che ha fatto la differenza. E fare la differenza, non è per tutti. In ogni ambito della propria vita. Onore a Buffon. Onore al calcio. Quello giocato, vissuto, permeato nel DNA. Qiello che ti fa incazzare come un bufalo, dove ci metti tutto il cuore. E dove c’è il cuore, c’è tutta la vita. Quella vera.

Contro-tendenza#

Raccontiamo ai nostri figli chi era Giovanni Falcone

Oggi nasceva un grande uomo. Si chiamava Giovanni Falcone. Vorrei che tutti i genitori raccontassero oggi chi era. Era un grande magistrato. Di quelli che ci hanno fatto crescere, hanno fatto gli uomini grandi. Vorrei che ai ragazzi raccontassimo che ha combattuto la mafia. Che è stato rivoluzionario ed inarrestabile. Che ha trasformato la paura in coraggio. Il coraggio della paura. E grazie a lui abbiamo potuto capire come era organizzata “cosa nostra”. Diciamolo, oggi, nel giorno della sua nascita ai nostri figli chi era Giovanni Falcone. Le sue idee camminano nelle nostre gambe, facciamo che camminino anche nelle gambe dei nostri figli. Diamo loro un senso alla legalità, alla verità ed alla giustizia attraverso l’esempio di questi grandi uomini, unici. C’è tanto bisogno di punti di riferimento per i nostri giovani. Ecco, lui lo era, anzi, lui lo è. Perché i suoi insegnamenti, la sua rettitudine, sono presenti nella nostra vita di tutti giorni. Nella vita di chi ha scelto da che parte stare. Ed allora ai nostri figli, attraverso questi esempi, facciamo comprendere, chiaramente, da che parte stare. Giusto e sbagliato, bene e male. Diamo loro le connotazioni concrete di cosa siano. In modo che possano sbagliare, consapevolmente.

Contro-tendenza#

Oggi conta essere, non apparire

Sempre di più. Essere se stessi. Essere veri. Nella vita, sul lavoro, nel web. Apparire è sempre meno “appealing”. Lo show business ha iniziato già da tempo ad accorgersene. I cosiddetti “VIP”, ammesso che ancora ne esistano, sono sempre più raggiungibili, normali, che raccontano se stessi, le loro debolezze le loro esistenze. Veri. Ed hanno molto più riscontro. Il consenso che uccide inesorabilmente il successo. E’ un cambio di paradigma epocale. Apparire è riflesso dello specchio sociale, che spesso non riflette la verità del percepito. Quindi partire e ripartire da se stessi. Senza subire condizionamenti da quello specchio sociale. Siamo testimoni di un tempo che necessita di persone che si mettono in gioco. Che non è da tutti, e non è per tutti. Non lo è per chi non è abituato ad essere più convinto che convincente. Lo dimostrano trasmissioni come il Grande Fratello Vip che ha drammaticamente messo in evidenza come la normalità applicata a personaggi nati, cresciuti e diventati famosi nel classico percorso dello “show business” possa essere così difficile da essere resa pubblica e non “ressa” pubblica come è stata, passatemi il gioco di parole. Lo show business ed in generale i personaggi pubblici quindi sono diventati molto più raggiungibili. Più persone che personaggi. Più attenti alle cause importanti di cui sono spesso testimoni. Ma il paradigma è valido per tutti noi. Nella vita di tutti i giorni. Quell’ “essere” che diventa soprattutto esserci. Solidarietà, cause sociali, impegno civile, sono queste le grandi soddisfazioni che il nostro tempo ci regala se abbiamo voglia di spenderci. Di contribuire al miglioramento del mondo che ci circonda. Ed anche le Aziende hanno imparato ad esserci. Commercio etico, sostegno alle iniziative solidali, welfare nei confronti dei dipendenti, temi che un tempo erano lontanissimi dalla creazione del valore economico. Ecco. Oggi prevale in generale la creazione del “valore” in quanto tale. Essere vuol dire fare parte della catena del valore che ci protegge, e può creare quella rete di sostenibilità che l’economia reale non ha saputo finora costruire, per effetto dello sbilanciamento verso la creazione di valore finanziario e non economico-sociale. Essere veri e quindi costa la moneta che si chiama coerenza, e ripaga in controvalore doppio che si chiama credibilità e consenso, che spesso ripaga molto di più della moneta “finanziaria” che si chiama “successo”.

Contro-tendenza#

Loro 1e 2 di Paolo Sorrentino – Recensione

Se qualcuno pensa che Loro nelle due versioni abbia sdoganato Berlusconi, beh si sbaglia di grosso. Berlusconi si è sdoganato abbondantemente da solo.

Sorrentino è riuscito a rendere vivide le ambiguità che hanno caratterizzato l’ascesa imprenditoriale e politica di una delle figure più controverse della storia italiana.

E lo ha fatto con classe. Attraverso una narrazione diretta, forte, vera, senza filtri.

Ha rappresentato la perversione sociale di un mondo parallelo che ha condizionato la vita di milioni di italiani, attraverso un sogno irrealizzabile per tanti, ed una effimera realtà per pochi.

Con una sceneggiatura meticolosa, ed una parodia ineccepibile che del pensiero laterale ha fatto il suo cavallo di battaglia, Sorrentino ha realizzato -al pari del premio Oscar La Grande Bellezza – un film surreale-reale. Un’antitesi-tesi sconvolgente, che a tratti porta pulsioni di rigetto di una verità che colpisce profondamente lo spettatore, che si proietta in quel periodo storico con un approccio cittadino, elettore, sostenitore e genitore.

I personaggi sono modellati con la maestria di un filo conduttore che si rivela più nelle cose immaginate che dette, fra gli sguardi e le metafore di Felliniana memoria, unite a quelle più recenti di Martin Scorsese in “The wolf of Wall Street”.

Una formidabile interpretazione di Tony Servillo, maestoso nella caratterizzazione Berlusconiana, insieme alla recitazione vera ed autentica di Elena Sofia Ricci, teatrante e teatrale al punto giusto. Il carrozzone, per citare la metafora antica di Renato Zero è vivo e vegeto, e si snoda nella storia di figure minori, come quella di Scamarcio, che cercano un loro posto nel mondo, insieme alla bellissima e bravissima Kasia Smutniak, in una versione irresistibilmente affascinante e voluttuosa, perfetta e centrata per il ruolo.

Loro è verità-finzione allo stato puro. Sorrentino non si smentisce e conferma la sua attitudine di sognatore-realista, di burattinaio dei valori e contro-valori olisticamente intersecati e dosati.

Sorrentino in questo film non sdogana Berlusconi, ma mette sicuramente a nudo Silvio. E questa è la genialità complessiva di quest’opera.

Un difetto? Andava proiettata in un solo tempo. Per non perdere il mood.