Lo spread non dà da mangiare a chi non ha lavoro

Lo spread non impatta direttamente l’economia reale. Trovo il sensazionalismo sullo spread fuori luogo. Lo spread sale perché sale la speculazione. La speculazione sale perché non diamo un Governo al Paese. I tassi dei BTP non danno da mangiare a chi non ha lavoro. Chi conosce profondamente il mondo della finanza lo sa benissimo. Ciò che impatta l’economia reale sono le misure a sostegno del lavoro, gli sgravi fiscali, le misure a sostegno delle piccole e medie imprese per favorire l’occupazione, il turnover pensionistico ed il sostegno alle nuove occupazioni, i nuovi mestieri. Chi fa propaganda sullo spread sa di essere in malafede. Ciò che dovrebbe preoccuparci sul contratto di governo, non sono le utopistiche boutade sulla tav, o le restrizioni sul tema immigrazione. È la totale assenza di riferimenti sull’economia digitale. Ne ha parlato approfonditamente Riccardo Luna nella sua testata Agi. Un tema portante di questa nostra era. Mancano idee lungimiranti sulle tante nuove professioni che vanno regolarizzate, valorizzate e tutelate nel mondo digitale. Mancano riferimenti alle infrastrutture, banda larga nelle scuole, wi-fi, internet. Tutta Digital Revolution completamente dimenticata. Perché signori, che lo vogliate o no, siamo nell’era Digitale. E se non faremo niente per creare percorsi che valorizzino le competenze come esperti di Information Tecnology, social media manager, digital expert, programmatori, e quant’altro, non staremo ancora guardando né al presente, né tantomeno al futuro. Lo spread, finita la turbolenza comprensibile di questo momento, sono certo che tornerà sotto i limiti consentiti. Ma i nostri ragazzi, se non saranno creati e garantiti percorsi professionali universitari che certifichino le competenze digitali, beh non avranno nuove opportunità. E saremo sempre un Paese che guarda al passato, neanche al presente, figuriamoci al futuro.

Contro-tendenza#

2 pensieri su “Lo spread non dà da mangiare a chi non ha lavoro

  1. Quando la maggior parte dei cittadini italiani va a votare “spera che le cose cambino” quasi per magia…è quantomeno triste, per non dire inquietante, che affidino il loro destino a persone del tutto impreparate confidando in un cambiamento positivo!
    L’istruzione pubblica permetteva a tanti di migliorare anche la propria condizione sociale, oggi questo non è più vero a causa dello scadimento della qualità di tale istruzione.
    Il livello medio d’istruzione si è conseguentemente abbassato ed è facile fare disinformazione e condizionare le persone su falsi aspetti di veri problemi: lo spread viene agitato come uno spauracchio per diffondere preoccupazione e incertezza. La paura è storicamente uno strumento di governo, ahimè!

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