25 Aprile senza retorica

Abbandono la retorica del 25 aprile e rifletto su quanto si stia perdendo nelle nuove generazioni l’importanza di questa ricorrenza. Vedo indifferenza nei ragazzi che, a parte qualche libro di storia o qualche professore illuminato, non hanno più la memoria di quanto fu importante la liberazione. E quanto dobbiamo a coloro che si sono sacrificati. Per noi. Per la nostra libertà. Per la nostra Democrazia. E quanto ancora la libertà sia preziosa, se poi ti giri intorno al mediterraneo e scopri che la gente pur di trovarla quella in fuga dalle oppressioni, sia disposta a rischiare di morire. Specie se guardi poi ai campi di accoglienza in Libia e scopri che sono peggio del luogo di partenza di quelle persone. E fai un excursus nel mondo e ti accorgi che l’oppressione e la violenza, le privazioni e la prevaricazione, l’odio e la morte sono all’ordine del giorno. Ma questa sensibilità noi non so se siamo riusciti a trasmetterla ai nostri figli. Per loro tutto sembra scontato. Ci sta. Mi chiedo quanto la libertà di espressione e la Democrazia siano considerati conquiste così preziose. Perché il vero problema è che la libertà ti accorgi spesso più di averla persa, che averla conquistata. E forse, in questo, dobbiamo cercare di cambiare approccio. Per trasmettere questi valori ai nostri figli. Ma anche a tutti noi, che su questo, ultimamente mi sembra ci siamo distratti, parecchio.

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