Lo Sbadiglio – Morire uccisi a caso: Idy Diene era un uomo prima che un “senegalese”

Non era “un senegalese”. Era un uomo. Ho letto così in tante, tantissime testate giornalistiche: ha ucciso un senegalese. No, ha ucciso un uomo di origine senegalese. Questa è la modalità con cui l’informazione trasmette i suoi messaggi subliminali. Conta prima di tutto etichettare da dove veniva, cosa faceva, perchè era qui, e quindi “senegalese” che faceva “l’ambulante abusivo”. Certo. Quindi non uno di noi. Rigetto questo modo di rappresentare le cose. E l’omicida? Roberto Pirrone, Beh, era un poveretto pieno di debiti che ha ammazzato uno a caso perchè non ha avuto il coraggio di spararsi. Questo ci raccontano gli stessi giornali. Ma perchè uccidere un uomo di colore? Ne sono morti altri due, uccisi dalla follia razzista sempre a Firenze in altri anni. E l’odio razzista imperversa. Ma si cerca sempre di anteporre motivazioni come quella di oggi. C’è una vita spezzata, una vita di un uomo lascia una moglie a cui mandava i soldi per mantenere una figlia. Lui aveva una sua vita qui da noi. Sregolata ed irregolare forse. Anzi sicuramente. E non si può morire perhè un pazzo invece di suicidarsi ti ammazza a caso. La follia è inaccettabile sempre, soprattutto quando crea queste tragedie. Ma c’è sempre il rispetto della vita che non deve mai mancare. La modalità del racconto quotidiano che i media ormai hanno adottato è fortemente improntata alla raccolta di consensi ed ad acchiappare likes. Sono certo che se vivessimo ancora nell’era della carta stampata, i titoli degli articoli sarebbero molto diversi. Nel titolo che dice “ha ucciso un senegalese” c’è sempre la ricerca di quella parte scontenta di lettori che potrebbe dire “ha fatto bene”. Credetemi. E’ statistico. Lo vediamo dai commenti che girano sul web, lo vediamo da come si muove il consenso. Non meravigliatevi e non indignatevi dalle mie parole: il fatto che fosse stato ucciso un uomo “a caso” con una crudeltà inaudita, rispetto al fatto che fosse stato identificato prima di tutto come “un senegalese”, fa la differenza nel percepito della notizia. E nella sua gravità. Allora penso: ma è stato davvero ucciso “a caso”?

Photo credits: La Stampa

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