Lo Sbadiglio – Dottoressa violentata a Catania: i presidi medici sono missioni di frontiera

viole

Diventare medici è una missione. Non lo si diventa per scelta ma per vocazione. Quella di aiutare il prossimo, di mettersi a disposizione della comunità. Di salvare vite. Di farlo con uno spirito di abnegazione che spesso travalica l’immaginabile. E se la comunità a cui appartieni non ti protegge è davvero triste. Venire violentate sul proprio posto di lavoro, nello svolgimento di questa missione, sequestrata per ore, sentendosi soli è terribile. Come sempre siamo nell’alveo del dopo, del tardi, del troppo tardi. Ordine dei medici che denuncia la pericolosità e l’esposizione al rischio dei presidi ospedalieri notturni, e niente accade, come sempre. Indignazione del Ministro della Sanità? Troppo tardi Ministro Lorenzin. Misure drastiche? Certo, ora che il caso è successo. Come sempre la politica dei proclami ci rassicura. Peccato che siamo a fine mandato, ed in cinque anni forse il tempo per “fare” qualcosa per risolvere questa situazione grave ci sono stati. Forse è proprio il fine mandato che spinge ai proclami, quale campagna elettorale già in atto. Io penso alle tante ragazze che percorrono il corso di studi e si stanno laureando in medicina, con quella passione e vocazione, e che leggono di questi fatti così gravi e terribili. E penso anche a tutti i ragazzi, perchè le aggressioni non avvengono solo per stupro, ma anche per violenza gratuira nei confrondi di uomini in servizio. Non possiamo per qualsiasi cosa riguardi la sicurezza delle persone aspettare sempre il “casus belli” per agire. La società è cambiata. Dobbiamo prenderne atto. I tempi per prendere decisioni strutturali a tutela dei presidi medici notturni devono essere più rapidi. E qui non si tratta parole, ma di fatti concreti che devono trovare applicazione immediata.

Fonte : La Repubblica QUI

Foto credits: WEB

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